17 marzo 2016

Bizzarrie fantastiche dal Brasile. «Kaximbown» di Max Yantok


Il periodico O Tico-Tico, fondato nel 1905 e noto agli storici del fumetto come la prima rivista brasiliana per bambini a ospitare storie a vignette e fumetti a colori, rappresentò per molti giovani artisti del paese l’occasione per confrontarsi col nuovo genere popolare delle comic strips, portato al successo a cavallo tra XIX e XX secolo sulle pagine dei quotidiani statunitensi. 

Eredi di una tradizione che già attorno alla metà dell’800 contava in Brasile alcuni importanti precursori nel campo dell’illustrazione satirica (primo tra tutti Angelo Agostini, italiano emigrato giovanissimo a San Paolo), i fumettisti brasiliani della nuova generazione dovettero per prima cosa imparare a padroneggiare un linguaggio per molti aspetti inedito, cercando di sopperire alle proprie lacune tecniche con un’intraprendenza spesso priva di scrupoli. Le loro prime storie a vignette furono perlopiù ingenui tentativi mimetici ispirati al modello statunitense, ma con didascalie “narrative” al posto dei canonici balloons “parlanti”. Nel caso di Chiquinho, il personaggio simbolo della rivista, si trattò addirittura di un plagio non autorizzato ai danni del Buster Brown di Richard Felton Outcault, cui per un periodo di tempo si sommò anche quello del Little Nemo in Slumberland di Winsor McCay.

L’influenza del modello statunitense, del resto, poté con gli anni stemperarsi in parallelo all’emergere, sulle pagine del Tico-Tico, di alcune singole personalità di artisti capaci di rielaborare le proprie fonti in modo originale e innovativo. La figura di Max Yantok – pseudonimo di Nicolau Cesarino (1879-1964) – è in questo senso emblematica. Figlio di un italiano nato a Sapri, in provincia di Salerno, e emigrato in Brasile, Nicolau si formò come illustratore collaborando a diverse riviste in Italia e in Francia (L’Asino, Le Pêle-Mêle, L’Assiette au Beurre), prima di trasferirsi definitivamente a Rio de Janeiro nel 1908. Giunto in Brasile, divenne caricaturista per il periodico satirico O Malho, e negli anni immediatamente seguenti cominciò a pubblicare storie a vignette per bambini su O Tico-Tico.

Max Yantok, Aventuras de Kaximbown em Fantasiopolis (O Tico-Tico, 303, 1911)

La prima serie degna di nota realizzata da Max Yantok per O Tico-TicoAventuras de Kaximbown, esordì sulle pagine della rivista nel 1911 e si distinse subito come una geniale rivisitazione fantastico-futuristica della saga onirica di Winsor McCay, nutrita di numerose suggestioni tratte dai romanzi di Jules Verne ma soprattutto animata da un’attitudine creativa estremamente giocosa e sregolata. Se in anni precedenti alcuni illustratori brasiliani si erano spinti di tanto in tanto a copiare intere tavole di autori stranieri, il rapporto che Yantok intrattiene con le sue fonti è quanto mai libero, e il più delle volte si riduce a una generica ispirazione tematica. Lontano anni luce dalla raffinatezza architettonica degli universi di McCay e dagli scrupoli di verosimiglianza osservati da Verne, l’autore di Kaximbown delinea un mondo esagerato, carnevalesco e privo di qualsiasi genere di logica, per certi versi accostabile alla tradizione di Lewis Carroll e Edward Lear.

Il primo ciclo di storie, Aventuras de Kaximbown em Fantasiopolis, prende il via dall’invenzione di un bizzarro velivolo chiamato bezouroplano (incrocio tra un coleottero e un aeroplano), in grado di viaggiare da un capo all’altro del mondo e attraverso lo spazio cosmico a velocità supersonica. L’anziano inventore Kaximbown, affiancato dal nipotino (Tonico), da un cane (Pistolão) e da un maggiordomo (Pipoca), compie grazie a questa invenzione il suo primo viaggio verso Fantasiopolis, “capitale dell’impero dell’assurdo” che ha sede sulla Luna. Qui i quattro si troveranno catapultati in uno scenario urbano caotico e paradossale, tra animali grotteschi, alieni, macchine inverosimili, fabbriche di corpi umani e draghi volanti utilizzati come mezzi di trasporto (proprio come nel Little Nemo di McCay).

Max Yantok, Aventuras de Kaximbown em Fantasiopolis (O Tico-Tico, 305, 1911)

Max Yantok, Aventuras de Kaximbown em Fantasiopolis (O Tico-Tico, 307, 1911)

Altrettanto strampalata è la fauna marina che compare nel secondo ciclo di storie, Kaximbown ao Polo Norte (1912): piovre giganti, uomini-granchio, balene e altre bestie che intralciano la traversata dell’oceano e poi l’esplorazione del Polo Nord di Kaximbown, del maggiordomo Pipoca e di Sabbado, uno strano burattino-robot di colore che indossa come vestito un recipiente di legno.

Qui la comicità di Yantok ha abbandonato gli scenari surreali e futuristici per un’ambientazione glaciale, ma non ha certo perduto la sua caratteristica vena assurda: scene di metamorfosi grottesca (il naso di Pipoca che si allunga come la punta di un pesce spada), di smembramenti e di violenza (compresa la brutale uccisione di un orso bianco da parte del piccolo Sabbado) si susseguono anzi a ritmo ancora più frenetico, in una continua ibridazione tra i registri del nonsense e dello slapstick.

Max Yantok, Kaximbown ao Polo Norte (O Tico-Tico, 336, 1912)

Max Yantok, Kaximbown ao Polo Norte (O Tico-Tico, 338, 1912)

Max Yantok, Kaximbown ao Polo Norte (O Tico-Tico, 343, 1912)

La serie proseguì con altri cicli di storie, come Aventuras de Kaximbown na Pandegolandia (1912-13) – ambientato in una sorta di folle e ricchissimo paese di cuccagna dove Yantok orchestra una satira della società burocratica e del potere – e Kaximbown no planeta Marte (1913) – brevissimo ciclo assolutamente indescrivibile e sconclusionato che termina addirittura con la morte di tutti e quattro i protagonisti!

Kaximbown e i suoi compari, “resuscitati” in vista di altre avventure (a conferma della libertà creativa che si poteva concedere Yantok), furono una presenza costante fino alla fine degli anni ’20 sulle pagine di O Tico-Tico, e comparvero inoltre su albi illustrati per bambini e altre pubblicazioni brasiliane oggi quasi del tutto dimenticate e irreperibili. Molte storie di Kaximbown pubblicate su O Tico-Tico sono comunque disponibili in versione digitale sul sito della Biblioteca nazionale brasiliana, grazie alla quale a distanza di un secolo possiamo ancora ammirare il genio eccentrico e visionario di Max Yantok.

Max Yantok, Aventuras de Kaximbown na Pandegolandia (O Tico-Tico, 369, 1912)

Max Yantok, Aventuras de Kaximbown na Pandegolandia (O Tico-Tico, 387, 1913)

Max Yantok, Kaximbown no planeta Marte (O Tico-Tico, 409, 1913)

Max Yantok, Aventuras de Kaximbown (O Tico-Tico, 450, 1914)

Max Yantok, Kaximbown, Pipoca & C. (O Tico-Tico, 696, 1919)


Links:
http://www.guiadosquadrinhos.com/artista/max-yantok-nicolau-cesarino/2074
http://www.revistadehistoria.com.br/secao/leituras/onde-andara-kaximbown
http://maurobandeiras.blogspot.it/2010/07/o-grande-quadrinista-max-yantok-por-que.html
http://primeirossuperherois.blogspot.it/search?q=kaximbown
http://bndigital.bn.br/acervo-digital/tico-tico/153079