25 maggio 2015

La bellezza convulsiva di Buster Brown


[Articolo di Antoine Sausverd, originariamente pubblicato in lingua francese sul sito Topfferiana e qui proposto in una traduzione italiana a cura di Matteo Maculotti.]

Apparso nella letteratura per l’infanzia nella prima metà del XIX secolo, il tema dell’enfant terrible venne trasposto poco più tardi nelle prime storie illustrate rivolte ai giovani lettori: la stampa popolare ne fece uno dei suoi soggetti prediletti, e nel 1857 la stampa per bambini pubblicò la serie Défauts des enfants disegnata da Bertall.

Ma è soprattutto a partire dall’anno 1890 che il tema troverà un vero e proprio slancio nell’ambito delle strisce a fumetti americane, ispirandosi ai monelli di Max und Moritz – racconto in versi illustrato di Wilhelm Busch (1865) –, per generare una serie di celebri figure analoghe: The Katzenjammer Kids, Perry Winkle, The Kin-der-Kids, ecc.

Buster Brown entrò a far parte di questa schiera di bambini turbolenti nel 1902, data della sua prima pubblicazione ufficiale sul New York Herald. Creato da Richard F. Outcault, Buster è un ragazzino sempre ben vestito dai lunghi riccioli biondi che ricordano quelli di Little Lord Fauntleroy, affiancato da un fedele bulldog chiamato Tige (Tiger in francese). I suoi ripetuti scherzi vanno regolarmente a turbare la calma e le buone maniere della borghesia newyorkese di cui egli fa parte, provocando lo spavento e la collera degli adulti – parenti, domestici ed altri ancora. Per il sommo piacere dei lettori, i pasticci combinati da Buster Brown culminano in scene particolarmente esplosive e frenetiche, tra tavole rovesciate, arredi fatti a pezzi, abiti imbrattati e lacerati ed altri disastri dei peggiori, il cui unico limite è dato dalla fertile immaginazione del bambino.

Richard F. Outcault, pagina tratta da Buster Brown et ses résolutions (Hachette et Cie, 1903).

Outcault adora immobilizzare sulla pagina questi momenti parossistici laddove i visi si contraggono in smorfie ed i corpi si contorcono in modo innaturale. Questa espressività portata all’eccesso si ritrova nel cinema delle origini, a cui il fumetto dei primi anni del XX secolo è intimamente legato. Buster Brown si nutre delle commedie grottesche della sua epoca, presentando scene che sfidano le leggi della fisica e a cui solo i fumetti allora potevano dare vita sulla carta. È come se in questi momenti, quando l’intera rappresentazione si concentra in un istante comico, il disegnatore applichi una violenta scarica elettrica ai suoi personaggi affinché sia possibile cogliere al meglio le loro convulsioni. In ogni striscia – come anche nel Little Sammy Sneeze che McCay disegna negli stessi anni – si è così portati ad attendere quel momento in cui l’azione subisce un’improvvisa battuta d’arresto ed ogni cosa degenera.

Come sempre accade all’interno di questo genere di storia, alla fine la morale è salva e l’enfant terrible non sfugge mai alla sua punizione. La striscia termina in ogni caso con una vignetta che raffigura Buster, pentito, davanti ad un grande foglio su cui ha scritto il suo buon proposito quotidiano. In questa ultima vignetta, quasi a controbilanciare l’orgia visuale che l’ha preceduta, lo scritto prende il sopravvento sull’immagine.

Richard F. Outcault, pagina tratta da Les dernières aventures de Buster Brown (Hachette et Cie, 1910).

Il foglio su cui è riportata la grafia di Buster si estende su un’ampia porzione della vignetta, lasciando uno spazio ridotto al disegno. Questa vignetta finale è forse concepita allo scopo di rassicurare i parenti, preoccupati che la sfrontatezza dei disastri rappresentati potesse corrompere la loro prole? In tal caso, la lettura di queste righe vergate a mano provvederebbe a calmare i bollenti spiriti…

La striscia conobbe un successo notevole che oltrepassò ampiamente le frontiere degli Stati Uniti. In Francia, Buster Brown arrivò direttamente in libreria: una decina di album che raccoglievano le avventure del bambino e del suo cane furono pubblicati da Hachette dal 1902 al 1920. Gallica, che sta proseguendo a catalogare i fondi della biblioteca L’Heure joyeuse, ha recentemente messo in linea tre di queste raccolte (Buster Brown et ses résolutions, Buster Brown chez lui, Buster Brown. Ses dernières aventures).

Buster Brown fu il primo fumetto americano ad essere tradotto in Francia. Fu anche, molto probabilmente, il primo fumetto a proporre ai lettori francesi una storia in cui i dialoghi fossero riportati esclusivamente attraverso nuvolette (i cosiddetti balloons). Buster Brown diede poi origine ad una serie di emulazioni tra cui si conta anche qualche cugino francese, come ad esempio Fifi Céleri et son chien Quiqui, apparso su L’Illustré national (e sulle sue numerose testate regionali) tra il novembre del 1904 e il febbraio del 1905. Fifi Céleri è un’opera di O’Galop, pseudonimo di Marius Rossillon (1867-1946), che riprese tutti gli ingredienti della striscia originale compreso il proposito contenuto nella vignetta finale, in questo caso scritto su una lavagna nera. O’Galop combina i balloons con le didascalie sotto alle vignette: è come se a quell’epoca, pur essendo conosciuto il linguaggio del fumetto, né lui né la stampa si sentissero pronti a fare il “grande salto”, che comportava appunto l’utilizzo esclusivo delle nuvolette.


O’Galop, La première culotte de Fifi Céleri (Mémorial d’Amiens, 20 novembre 1904)

D’altra parte, è bene ricordare che negli anni ‘90 del XIX secolo O’Galop e Richard F. Outcault hanno entrambi prodotto una propria versione della gag virale del “serpente con le zampe”.

[Nota] Le Petit Journal illustré de la jeunesse, il supplemento settimanale del quotidiano parigino Le Petit Journal, esordì il 16 ottobre 1904. In uno dei suoi primi numeri, la rivista per bambini pubblicò un’imitazione di Buster Brown intitolata Les exploits de Turc, Jacasse et Cie. Questo pastiche è firmato dal disegnatore Blonval, che ha rinominato Buster in Petit-Pierre e il suo cane Tige in Turc, ed ha aggiunto alla coppia originaria una gazza chiamata Jacasse. La serie, che combina nuvolette e didascalie, proseguirà almeno fino al dicembre del 1905.


Blonval, Les exploits de Turc, Jacasse et Cie (Le Petit Journal illustré de la jeunesse, 63, 24/12/1905)

[Si ringraziano Antoine Sausverd per la disponibilità e Mailys Vic Marzaro per alcuni suggerimenti di traduzione.]