02/03/22

Pace e riconciliazione


«In molte, tante persone ho visto la pace. Dedicano la maggior parte del tempo e dell’energia alla difesa dei deboli, a irrigare ovunque gli alberi dell’amore e della compassione. Appartengono ad ambienti culturali e religiosi diversi. Non so quale sia stato il loro cammino alla pace, ma l’ho vista in loro. Se sei attento, anche tu la vedrai. La pace non è una barricata che ti divide dal mondo; al contrario, ti conduce nel mondo e ti dà la capacità di agire in molti modi per portare aiuto: impegnarti per la giustizia sociale, ridurre il divario tra ricchi e poveri, fermare la corsa agli armamenti, lottare contro la discriminazione e seminare altri semi di comprensione, riconciliazione e compassione.» [...]
 
«Riconciliazione non significa sottoscrivere un patto con l’ipocrisia e la crudeltà. La riconciliazione si oppone a qualunque forma di ambizione, senza prendere posizione. Di solito, in uno scontro o un conflitto, ci schieriamo con una parte; distinguiamo il giusto dallo sbagliato basandoci su verità parziali, siano un frutto personale, un prodotto della propaganda o del sentito dire. Abbiamo bisogno di essere indignati per agire, ma l’indignazione non basta, nemmeno se è giusta e legittima. Il mondo ha già abbastanza gente pronta a lanciarsi nell’azione; quello di cui ha bisogno il mondo è gente capace di amare, capace di non schierarsi con l’una o l’altra parte, per abbracciare la totalità della situazione come una chioccia accoglie tutti i pulcini sotto le ali aperte.»

Thich Nhat Hanh, Il sole, il mio cuore (Ubaldini 1990, pp. 108-110)

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L’uccello a due teste

C’era una volta un uccello con due teste e un corpo: la testa di destra era vorace e abilissima nella ricerca del cibo, mentre quella di sinistra, altrettanto ghiotta, era maldestra. La testa di destra riusciva sempre a nutrirsi a sazietà, mentre quella di sinistra era incessantemente tormentata dalla fame.
E così un giorno la testa sinistra disse alla destra:
«Conosco, qui vicino, un’erba squisita di cui ti delizieresti: vieni, ti conduco dove cresce».
In realtà sapeva che quell’erba era velenosa, ma voleva con questo stratagemma uccidere l’altra testa, per poter poi mangiare a piacimento.
E la testa di destra mangiò l’erba, e il veleno uccise l’uccello dalle due teste.


La tazza e il bastone. Storie zen narrate dal maestro Taisen Deshimaru (SE 2003, p. 31)

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«Durante la guerra in Vietnam, noi giovani buddhisti ci organizzammo per dare una mano alla ricostruzione dei villaggi distrutti dai bombardamenti. Molti ci lasciarono la vita, non solo sotto una bomba o colpiti da un proiettile, ma perché alcuni ci sospettavano di stare dall’altra parte. Ma la nostra comprensione includeva la sofferenza di entrambe le parti, dei comunisti e degli anti-comunisti. Cercavamo di rimanere aperti a tutti, di capire egualmente le due fazioni, di essere uno con loro. Per questo non ci siamo schierati con nessuno, mentre il resto del mondo si spaccava in due. Tentammo di spiegare alla gente come vedevamo la cosa e che si doveva mettere fine alla lotta, ma le bombe facevano troppo rumore. Dovemmo bruciarci vivi perché ci ascoltassero, ma neppure così sentirono quello che dicevamo. Tutti pensarono a un’azione di stampo politico. Nessuno capì che si trattava del tentativo disperato di uomini che volevano farsi ascoltare perché gli altri capissero. Volevamo la riconciliazione, non la vittoria.»

Thich Nhat Hanh, Essere pace (Ubaldini 1989, p. 89)

Thich Nhat Hanh (1926–2022)