23/06/22

Apichatpong Weerasethakul. Sintonie dall’altrove


Joseph ricorda che prima di nascere fluttuava nello spazio attorno alla Terra assieme ad altre persone, lo sguardo rivolto in basso alla superficie del pianeta, in cerca dei suoi futuri genitori. A questa prodigiosa memoria prenatale, negli appunti che lui stesso ha revisionato, si accompagnano ricordi particolareggiati dei primi giorni di vita, cenni su un’adolescenza segnata dal rifiuto di Dio e dalla difficoltà di calmare incessanti flussi di idee, e infine considerazioni sulla riscoperta della fede a seguito di esperienze che gli hanno consentito di maturare una nuova consapevolezza sul proprio passato. Fin da bambino, senza saperlo, Joseph ha cercato nella pratica della meditazione un mezzo per sottrarsi ai vincoli della propria individualità, e in determinate circostanze è arrivato a percepire con straordinaria chiarezza la trama di relazioni che congiunge ogni cosa. All’apice di questo processo, per un breve periodo, è stato in grado di ascoltare ogni conversazione delle persone che aveva attorno, visualizzare il corso delle loro vite fino a quel giorno e interrogare le ragioni che si celano dietro a qualsiasi evento, come una radio capace di sintonizzarsi sulle più impensabili frequenze del reale.

11/04/22

15 minuti alla settimana


Succede tutto nel giro di pochi minuti. L’entrata in classe, il libro estratto dal mio zaino, i banchi spostati, l’invito a fare un semicerchio al centro dell’aula. Ora sono in quarta, e una bambina esclama di colpo che da molti anni non si erano più seduti per terra in quel modo, forse addirittura dalla prima. C’è una bella tensione nella sua voce emozionata e nell’aria, mentre apro il libro e comincia a diffondersi il silenzio.

07/04/22

Visioni di infanzia. «Lucy/Gli orsi» di Karin Serres


Giovedì 24 marzo si è inaugurato il ciclo di incontri online “Scritture e scene d’infanzia”*, incentrato quest’anno sul testo teatrale di Karin Serres Lucy/Gli orsi (Edizioni Primavera), storia incantevole e visionaria di una bambina canadese che comincia a vedere dappertutto orsi trasparenti. Il primo incontro è stato un dialogo a più voci con l’autrice, mentre i successivi incontri mirano ad esplorare da varie prospettive il rapporto fra le scritture teatrali e la loro lettura e messa in scena.

02/03/22

Pace e riconciliazione


«In molte, tante persone ho visto la pace. Dedicano la maggior parte del tempo e dell’energia alla difesa dei deboli, a irrigare ovunque gli alberi dell’amore e della compassione. Appartengono ad ambienti culturali e religiosi diversi. Non so quale sia stato il loro cammino alla pace, ma l’ho vista in loro. Se sei attento, anche tu la vedrai. La pace non è una barricata che ti divide dal mondo; al contrario, ti conduce nel mondo e ti dà la capacità di agire in molti modi per portare aiuto: impegnarti per la giustizia sociale, ridurre il divario tra ricchi e poveri, fermare la corsa agli armamenti, lottare contro la discriminazione e seminare altri semi di comprensione, riconciliazione e compassione.» [...]
 

07/02/22

Il tesoro degli sciocchi e dei bambini


Una delle storie più curiose della tradizione novellistica italiana è quella di Ganfo il pellicciaio, contenuta nel Novelliere di Giovanni Sercambi (1348-1424). Gianni Celati la riscrisse nell’italiano d’oggi per l’antologia Novelle stralunate dopo Boccaccio, a cura di Elisabetta Menetti (Quodlibet 2012), e in un saggio intitolato “Lo spirito della novella” la riassunse in poche righe:
Ganfo va ai Bagni di Lucca per curarsi; ma quando deve entrare in acqua e vede tante persone, si chiede: “Tra tanti, come farò a riconoscermi?” Allora si mette un segno di croce sulla spalla, ed entrato in acqua guarda il segno e si dice: “Sì sono proprio io”. Poi però l’acqua spazza via il suo segno di croce e lo deposita su un altro bagnante, al quale Ganfo dice: “Tu sei io e io son tu”. E l’altro per mandarlo al diavolo gli risponde: “Va’ via, tu sei morto”. Al che Ganfo si crede morto, torna a casa, si stende sul letto, si lascia mettere nella bara. […] Poi, mentre lo portano al cimitero, per strada una cliente gli manda una maledizione, perché gli aveva portato una pelliccia da riparare e lui è morto senza restituirgliela. E Ganfo risponde nella bara: “Se io fossi vivo come sono morto, ti risponderei come si deve”.