19 novembre 2014

«Der kleine Häwelmann» di Theodor Storm, illustrato da Else Wenz-Viëtor


Si dice che Theodor Storm, all’epoca ancora agli inizi della sua carriera letteraria, abbia ideato la fiaba Il piccolo Häwelmann (Der kleine Häwelmann, 1850) mentre era intento a guardare il figlio nella culla. Ne nacque una storia notturna e fantastica modellata sul mito di Icaro e sostanzialmente lontana da una visione ingenua e idilliaca dell’infanzia, con un bambino testardo, egocentrico e capriccioso come protagonista.

Nella prima scena il bimbo è disteso nella culla e domanda con insistenza le attenzioni della madre, strillando e dimenandosi continuamente. Quando questa si addormenta, inappagato, il bambino solleva una gamba e vi arrotola attorno la camicia da notte come fosse una vela, trasformando così la culla in una barchetta. Il bambino comincia a navigare per la stanza, ma ancora insoddisfatto chiede alla luna di aiutarlo a raggiungere le strade della città attraverso il buco della serratura. “Non ne hai ancora abbastanza?” chiede la luna. Il bambino dice di no e scalpita: “tutti quanti,” grida, “devono vedermi navigare!”. Giunto in città, deluso di trovarla buia e deserta, il bambino chiede allora alla luna di portarlo nella foresta, dove vorrebbe che almeno gli animali assistessero alle sue prodezze. La luna lo accontenta, ma anche la foresta è deserta perché tutti gli animali sono addormentati. Spazientito, il bambino salpa per il cielo e con fare dispettoso spinge qua e là le stelle e sbatte contro la luna facendola starnutire, finché questa, stanca di essere infastidita, non spegne la luce. Rimasto solo nell’oscurità, il bambino cerca spaventato la luna in giro per il cielo, e vede poi sorgere il sole arrabbiato, che per punire la sua impertinenza lo scaglia nel mare. Il bambino non sa nuotare, ma alla fine della storia viene tratto in salvo grazie all’aiuto dell’autore e del lettore, che lo caricano sulla loro barca.

La storia, pubblicata per la prima volta in Germania nel 1850, venne tradotta in tutto il mondo e ristampata più volte nei decenni successivi, accompagnata talvolta da immagini d’autore. L’edizione del 1926, in particolare, si distingue per l’ottima qualità delle illustrazioni di Else Wenz-Viëtor, che vengono qui riprodotte in alcune scansioni all’edizione olandese del testo (De kleine Wildebras, 1943).











La rappresentazione del bambino nei disegni di Else Wenz-Viëtor richiama alla mente un classico della letteratura e dell’illustrazione per l’infanzia: il Peter Pan in Kensington gardens di J. M. Barrie illustrato da Arthur Rackham (1906): là la barchetta su cui salpava Peter Pan era formata da un grande nido, qui dalla culla del piccolo HäwelmannIn entrambe le storie, inoltre, è una camicia da notte a fungere da vela per la barca. Prima di Barrie, il motivo era stato già trattato in alcune poesie di Robert Louis Stevenson, contenute nella celebre raccolta per bambini A child’s garden of verses (1885) e senz’altro note all’autore di Peter Pan.

A. Rackham, Peter Pan in Kensington gardens (1906)

R. L. Stevenson, My bed is a boat (A child’s garden of verses), ill. Charles Robinson (1895)

L’influenza stilistica di Else Wenz-Viëtor è rintracciabile anche nelle illustrazioni di Maurice Sendak, e in particolare nell’opera In the night kitchen (1970) – storia notturna e surreale dall’atmosfera molto simile a quella di Der kleine Häwelmann. Più vicina nella caratterizzazione del bambino è invece Where the wild things are (1963), che come la fiaba di Storm adotta un protagonista vivace e ribelle.

M. Sendak, In the night kitchen (1970)


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