22/01/24

Hayao Miyazaki. La ferita dell’airone


Un ricordo indelebile dell’infanzia di Miyazaki risale al 19 luglio 1945, quando i bombardamenti raggiunsero la città di Utsunomiya, dove l’anno precedente la sua famiglia si era trasferita da Tokyo in una grande tenuta di campagna vicina all’azienda del padre e dello zio, specializzata nella costruzione di componenti per aerei da guerra. Il regista, che allora era un bambino di quattro anni e mezzo, ricorda il cielo infuocato nel cuore della notte, il piccolo camion aziendale dello zio, sul quale salì assieme ai genitori e al fratello maggiore Arata, le strade circondate dalle fiamme, e infine l’arrivo di un gruppo di persone in cerca di riparo.
«Non ricordo benissimo questo episodio, ma sono certo di avere sentito la voce di una donna che diceva: “Per favore, fateci salire”. Non so se sia un ricordo mio o se l’ho sentito dai miei genitori ma ho come l’impressione di averlo visto. Era una donna con una bambina, qualcuno del quartiere che correva verso di noi dicendo: “Per favore, fateci salire!” Ma il veicolo proseguì. E quella voce si è insediata nella mia testa, come è tipico degli eventi traumatici.» (Susan Napier, MondoMiyazaki, Dynit 2020, p. 31)

25/01/21

Murakami Haruki. Sulle tracce di qualcosa che svanisce


Da più di trent’anni il successo internazionale ha imposto Murakami Haruki all’attenzione di tutti in quanto fenomeno, ovvero per la sua eccezionalità. Murakami è stato riconosciuto come l’alfiere di una letteratura cosmopolita capace di trascendere i confini dei singoli paesi grazie a un immaginario globale che mescola riferimenti alla cultura pop, alla musica e allo sport, ma al tempo stesso è stato visto come una pecora nera nell’alveo della grande tradizione giapponese. «Murakami scrive in giapponese, ma la sua scrittura non è davvero giapponese» ha osservato ad esempio il premio Nobel Ōe Kenzaburō, sottolineando come il suo stile non sia ascrivibile ad alcuna tradizione letteraria.