29/04/16

Herbert E. Crowley. Il visionario dimenticato


Nel novero degli artisti figurativi più geniali, eccentrici e visionari del XX secolo, una delle figure più enigmatiche e sfuggenti è senz’altro quella di Herbert Edmund Crowley (1873-1937), pittore e illustratore britannico oggi noto solo ad un numero molto limitato di estimatori. Il nome di Crowley, per gli studiosi odierni, è legato in particolare a The Wiggle Much, una serie di tavole illustrate accompagnate da didascalie che nel 1910 fu pubblicata per tre mesi (dal 20 marzo al 19 giugno) sulle pagine domenicali del New York Herald, distinguendosi come uno degli esiti più singolari della platinum age del fumetto a strisce statunitense.

Nato a Londra nel 1873, Herbert E. Crowley studiò canto e musica a Parigi prima di trasferirsi attorno al 1910 a New York, dove intraprese la carriera di pittore, scultore e illustratore. Qui, oltre che sulle pagine dei quotidiani che ospitarono The Wiggle Much (1910) – unica serie di strisce che l’autore diede alle stampe –, i suoi lavori furono riprodotti su cataloghi – Portfolio of Symbolic Drawings (1913) e Portfolio of Decorative Designs (1913) – ed esposti in diverse mostre artistiche di rilievo. L’ambiente newyorkese, come attestano alcuni articoli dell’epoca, accolse l’opera di Crowley con interesse, riconoscendone il grande rigore tecnico e la precisione stilistica, ma soprattutto con stupore: da dove preveniva, ci si chiedeva, un’ispirazione tanto sui generis, e quali erano le sue fonti?

Herbert E. Crowley, The Temple of Mysteries (1911 ca) [via: wigglemuch.tumblr.com]

Per alcune tavole di grande impatto evocativo realizzate con inchiostro e grafite, racchiuse in eleganti composizioni geometriche giocate sul contrasto tra luce e ombra e raffiguranti antichi templi pagani, foreste illimitate e animali fantastici, venne proposto il nome di Aubrey Beardsley e il legame con una tradizione simbolista tipicamente europea. Il riferimento all’ambito dell’illustrazione doveva in ogni caso suonare riduttivo per lo stesso Crowley, che nel presentare le sue opere era solito accompagnarle con l’indicazione di versi presi a prestito da poeti inglesi di età vittoriana accomunati da una forte ispirazione spirituale, come Elizabeth Barrett Browning, Algernon Charles Swinburne e Stephen Phillips [v. il biglietto di invito a una sua mostra (via)].

La vena visionaria dell’artista e la sua predilezione per immagini cariche di significati occulti, del resto, suggerì un confronto anche con le opere di William Blake, mentre non mancò chi definì Crowley un “moralista” a causa della tensione etica riscontrabile nei suoi lavori e della particolare insistenza sulla problematica del male. “Mi sembra che l’uomo sia composto di tre parti,” disse lo stesso artista in un commento che dà l’esatta misura della fattura esoterico-geometrica delle sue illustrazioni più elaborate: “la circonferenza, il centro e lo spazio di mezzo”. La circonferenza, spiegava in termini allusivi, simboleggia la lotta contro il male, il centro la conclusione di questa lotta e lo spazio di mezzo il luogo dove questa conclusione trova le sue purificazioni nel campo della verità. Interrogato poi sul suo rapporto col mondo dei sogni – altro motivo centrale della sua estetica –, “Sperare che le cose accadano non ha nulla a che vedere coi sogni,” chiarì. “Un sogno non può accadere, perché un sogno è”.

Herbert E. Crowley, The Temple of Love (1911-24)
[via: metmuseum.org]
Herbert E. Crowley, Rye (1911 ca)
[via: metmuseum.org]

Oltre alle illustrazioni e ai dipinti di ispirazione più propriamente esoterica, Crowley sviluppò con una certa assiduità altre due linee artistiche: una di tipo grottesco, come dimostra una serie di statuette raffiguranti animali bizzarri simili a gargoyles dai volti deformati in smorfie mostruose, e una di tipo umoristico, a partire dall’esperienza come fumettista maturata con le tavole di The Wiggle Much (1910).

Un articolo apparso sul New York Times nel 1914, in occasione di una sua mostra, parlò della fragilità umana come del tema ricorrente delle sculture grottesche di Crowley. “Incapacity è una creatura che si abbandona al lamento sulla sua disperata malattia. Ha un che di infantile [childlike], senza però essere puerile [childish].” Altre piccole sculture – animaletti dal muso grazioso ma dal corpo deforme – sembrano rifarsi in modo più enigmatico al tema della duplicità.

Herbert E. Crowley, Incapacity (1911 ca)
[via: john-adcock.blogspot.com]
Una scultura di Herbert E. Crowley
[via: wigglemuch.tumblr.com

Rispetto a questa linea artistica grottesca, le tavole a vignette di The Wiggle Much e i disegni umoristici possono essere visti come il rovescio di una medesima medaglia, ma certamente non come il prodotto di una semplice attività di evasione. Anzitutto, si tratta di lavori che in quanto a cura grafica, precisione tecnica e studio della composizione sono accostabili alle sue opere più maniacali (si diceva che Crowley dedicasse mesi, o addirittura un anno intero, alla realizzazione di un singolo disegno). Il loro umorismo, in secondo luogo, è sempre sottile e quasi impalpabile, come sospeso tra i territori dell’ambiguo e del perturbante.

La serie a strisce The Wiggle Much uscì in quattordici puntate nel 1910 sul New York Herald. La storia, narrata attraverso vignette e didascalie in versi dal tono aulico e nonsense, segue le avventure fantastiche di un singolare animaletto tondo provvisto delle sole zampe inferiori, in una sequela di viaggi rocamboleschi tra giardini, isole, castelli, grotte e altri scenari popolati da creature altrettanto bizzarre. Nel quadro complessivo di serie a fumetti pubblicate in quegli anni sui quotidiani statunitensi, The Wiggle Much si presenta per molti versi come un prodotto irregolare, per non dire una vera e propria eccezione, paragonabile solo all’opera di maestri del fantastico come Gustave Verbeek, Winsor McCay e Lyonel FeiningerLa sua singolarità di linguaggio e stile è data soprattutto dalla particolare composizione grafica delle tavole, basata su equilibri e simmetrie di tipo orizzontale e sulla messa in scena di ampi spazi panoramici, con un generale effetto di rallentamento del ritmo narrativo a beneficio di una lettura delle immagini più attenta ai dettagli e di tipo contemplativo. La brevità della serie, oltre al fatto che Crowley non ne pubblicò altre per tutto il resto della sua carriera, contribuirono a renderla un vero e proprio unicum nel suo genere.

Herbert E. Crowley, The Wiggle Much (New York Herald, 20/3/1910) [via: metmuseum.org]

Herbert E. Crowley, The Wiggle Much
(prova di stampa per l’ultima puntata, pubblicata sul New York Herald il 19/6/1910) [via: metmuseum.org]

Le stesse creature buffe di The Wiggle Much furono poi riprese da Crowley in diversi quadretti dipinti ad acquerello, caratterizzati da atmosfere distese e dall’uso di colori tenui. Un articolo pubblicato sul Toronto Sunday World nel 1915, in occasione di una mostra in cui Crowley espose questi quadretti assieme alle sue opere simboliste e grottesche, parlò a questo proposito di una vera e propria svolta artistica, dalla “serietà” degli esordi alla scoperta dell’invenzione umoristica e del piacere di un’attività creativa simile al gioco. “What is funny?” si domandava nel titolo; ma in modo più corretto ci si dovrebbe chiedere in cosa consista davvero l’umorismo di questi quadretti, perché più del riso essi paiono suscitare nello spettatore una disposizione d’animo vicina alla meraviglia.

I bambini, confessò Crowley, non erano portati a ridere di fronte agli improbabili animaletti bipedi raffigurati in scenari naturali più o meno fantasiosi, perché per essi non esisteva un confine definito tra il reale e l’assurdo, o in altre parole perché l’intera natura aveva per loro un carattere fantastico. Il sospetto, a partire da The Wiggle Much, è che Crowley abbia saputo attingere a questo genere di visione in modo davvero spontaneo e per certi versi inconsapevole: alla ricerca di un mood, come definì il suo umorismo, e coniugando le sue inclinazioni per il simbolico, lo strano e il grottesco in una nuova sintesi che oggi pare l’esito più originale della sua attività di artista.

Herbert E. Crowley, Coming Storm – Mother Smelling Thunder (1910 ca) [via: metmuseum.org]


[L’intera serie di The Wiggle Much è raccolta su questo sito, assieme a molti altri documenti relativi a Herbert E. Crowley. Un centinaio di sue opere, molte delle quali digitalizzate e scaricabili gratuitamente, sono disponibili nell’archivio online del Metropolitan Museum of Art di New York. La figura e l’opera dell’artista sono state negli ultimi anni riportate all’attenzione del pubblico grazie alle ricerche di diversi studiosi, in particolare Dan Nadel, John Adcock e Justin Duerr. Un libro su Crowley, a cura dello stesso Duerr, è previsto in pubblicazione nel 2017.]