30 marzo 2016

[Soffitte] Libri illustrati per bambini nell’Unione Sovietica


La nuova rubrica del sito si richiama all’immagine delle antiche soffitte, luoghi di tesori cartacei accumulati col tempo in attesa di una riscoperta. Si tratterà, in questo caso, di soffitte virtuali, e più precisamente di archivi digitali liberamente consultabili grazie soprattutto al lavoro di biblioteche e università straniere. Vi troveranno spazio albi illustrati per bambini, fumetti d’epoca e altre rarità provenienti da tutto il mondo, secondo un criterio di selezione arbitrario che privilegia la particolarità non meno della qualità e dell’interesse storico.

La prima tappa di questo percorso è dedicata ai libri illustrati per bambini pubblicati nell’Unione Sovietica negli anni ‘20 del ‘900. Il periodo è considerato dagli storici come l’età d’oro della letteratura per l’infanzia sovietica, che in quella stagione si sviluppò grazie al contributo di diversi scrittori di primo piano, come Samuil Marshak, Korney Chukovsky, Vladimir Mayakovskij e Osip Mandelstam, e alla loro fruttuosa collaborazione con pittori e illustratori all’avanguardia nel panorama artistico del paese (Vladimir Lebedev, Sergey Chekhonin, Piotr Buchkin). Particolarmente degno di nota per questo genere di collaborazioni fu il ruolo svolto dalla casa editrice Радуга (Arcobaleno), attiva dal 1922 al 1930 e specializzata nella pubblicazione di libri per bambini originali e innovativi. Pur legata a un programma pedagogico di tipo politico a causa del rigido controllo esercitato sulla stampa dal regime comunista, la letteratura per l’infanzia sovietica poté così dare alla luce una serie di opere che oggi interessano non solo in quanto documenti del loro tempo, ma anche come piccoli gioielli di stile, fantasia e creatività.


Мойдодыр (Lavabene, 1923)
Korney Chukovsky e Yury Annenkov (ill.)


Storia in versi di Korney Chukovsky – autore tra i più rappresentativi dell’epoca – con un chiaro intento pedagogico: insegnare ai bambini che è bene prendersi cura della propria igiene. Il bambino protagonista, una sorta di Pierino Porcospino sovietico, viene abbandonato da ogni oggetto presente nella sua stanza (compresi giocattoli e vestiti) perché troppo sporco e riluttante a lavarsi. Il Moydodyr che dà il titolo al libro, un enorme e minaccioso lavabo antropomorfo, compare a quel punto nella casa, e dopo aver rimproverato il bambino ordina al suo arsenale di spugne, spazzole e forbici di lavarlo per bene. Fuggito di casa per sottrarsi alla tortura, il bambino incontra per strada un coccodrillo, anch’esso arrabbiato per la sua sporcizia: spaventato, corre di nuovo a casa per lavarsi, festeggiato dal Moydodyr e da tutti i suoi oggetti che hanno fatto ritorno. Il libro riscosse un successo enorme, è stato oggetto di moltissime riedizioni e oggi è ricordato come un classico del genere. Da segnalare, tra le tante trasposizioni, un cortometraggio in stop-motion creato da Maria Benderskaya nel 1927 e due cartoni animati realizzati nel 1939 e nel 1954 da Ivan Ivanov-Vano.


Тараканище (Il terribile scarafaggio, 1923)
Korney Chukovsky e Sergey Chekhonin (ill.)


Un’altra opera nata dai versi di Korney Chukovsky. In questo caso si tratta di un libro davvero particolare, che propone una semplice ma profonda riflessione sul tema del potere autoritario. La storia, comparabile con la fiaba I vestiti nuovi dell’imperatore (1837) di Hans Christian Andersen, narra di uno scarafaggio dispotico che riesce ad imporsi su tutti gli animali della giungla, compresi coccodrilli, ippopotami ed elefanti, pretendendo la loro totale sottomissione e il sacrificio dei loro figli, finché un bel giorno non finisce inghiottito da un passero. Scritta nel 1921 (come anche Moydodyr), la storia fu pubblicata solo due anni più tardi, nel periodo in cui Iosif Stalin incominciava a consolidare il suo potere personale all’interno del partito comunista sovietico. Dieci anni dopo, nel celebre Epigramma a Stalin che gli costò l’arresto, Osip Mandelstam avrebbe utilizzato l’immagine dei “baffetti da scarafaggio”, esplicitando un’associazione che nel caso di Chukovsky, a quanto pare, non fu altrettanto intenzionale.


Пожар (Fuoco, 1923)
Samuil Marshak e Vladimir Konashevich (ill.)


Uno dei primi libri per bambini scritti da Samuil Marshak, considerato il padre della letteratura sovietica per l’infanzia (secondo un’opinione che risale a Maxim Gorky). La storia tratta di un incendio provocato dall’imprudenza di una bambina disubbidiente e sventato dal coraggio di una squadra di pompieri – figura eroica collettiva senz’altro congeniale alla mentalità e agli ideali che si respiravano a quel tempo in Unione Sovietica.


О злом Пете (Il cattivo Petja, 1923)
Alexei Radakov


Storia di un bambino che maltratta gli animali e si redime dopo aver sognato di patire la terribile vendetta delle sue vittime. Il tema, la resa grafica stilizzata e un certo gusto sadico richiamano alla mente un filone molto prolifico della letteratura per l’infanzia tedesca (a partire da Der Struwwelpeter di Heinrich Hoffmann e Max und Moritz di Wilhelm Busch). Fa eccezione, come in Moydodyr, il lieto fine.


Зайчата (I leprotti, 1923)
Elizaveta Polonskaya e Alexei Radakov (ill.)


Classica storia con animali antropomorfizzati, in questo caso una famiglia di leprotti. Le illustrazioni sono ancora di Alexei Radakov, mentre il testo è di Elizaveta Polonskaya – unica donna che entrò a far parte del circolo letterario sovietico dei Confratelli di Serapione.


Проказник Пупс (Le bambole burlone, 1923)
F. Lebedev e Konstantin Pavlovich Rotov (ill.)


Libro surreale e caotico ispirato al motivo dei giocattoli che prendono vita. Molto belle le illustrazioni di Konstantin Pavlovich Rotov, all’epoca poco più che ventenne.


Глиняный болван (Il fantoccio di argilla, 1923)
Lev Zilov e Leonid Chernov-Plessky (ill.)


Una coppia di anziani senza figli decide di modellarne uno con l’argilla, ma disgraziatamente ne esce un mostruoso fantoccio ingordo che semina il panico nel paese divorando qualsiasi cosa. Dopo aver divorato l’intero paese e tutti i suoi abitanti, il golem d’argilla muore durante un temporale sciogliendosi al contatto con la pioggia, e dai suoi resti si liberano tutte le persone che aveva inghiottito. Libro insolito e inquietante, dall’ambiguo messaggio allegorico; una vera chicca sconosciuta della letteratura per l’infanzia sovietica.


Аэроплан (L’aeroplano, 1924)
Samuil Marshak e Piotr Buchkin (ill.)


Storia fantastica di un bambino e del suo aeroplano, impreziosita dalle bellissime illustrazioni di Piotr Buchkin.


Октябренок-постреленок (Il monello ottobrista, 1925)
Nikolai Iakovlevich Agnivtsev e Ivan Malyutin (ill.)


Lo sviluppo di una letteratura per l’infanzia sovietica coincise con un radicale processo di reinvenzione dell’immaginario condiviso da parte della gioventù, per mezzo del quale nuovi motivi tratti dalla modernità presero il posto delle figure tramandate dalla tradizione popolare. Il ragazzino protagonista del libro, alfiere simbolico di questa rivoluzione, preferisce gli aerei, i tram e la radio alle antiche fiabe, e per combattere contro i più celebri personaggi del folklore russo (Baba Jaga, Ivan Tsarevich, Il cavallino gobbo) brandisce come arma una copia della rivista Il Pioniere.


Самсусам (Samsusam, 1925)
Mikhail Andreev e Vladislav S. Tvardovskii (ill.)


Uno spaventoso gigante tiranneggia gli animali della giungla divorandoli senza sosta, finché, addormentatosi, non viene ucciso da un picchio. Libro probabilmente ispirato al Terribile scarafaggio (1923) di Korney Chukovsky nella rappresentazione allegorica di un potere autoritario e della sua buffa, improvvisa caduta. Per l’opinione comune la metafora rimandava al capovolgimento del regime zarista, ma di lì a poco avrebbe potuto applicarsi allo stesso potere di Stalin.


Примус (Primus, 1925)
Osip Mandelstam e Mstislav Dobuzhinsky (ill.)


Opera di divulgazione scientifica per bambini intitolata al celebre fornello Primus e ricca di scenette surreali (perlopiù dialoghi tra oggetti di uso domestico umanizzati) tradotte in versi da Osip Mandelstam.


Крошки Сороконожки (I piccoli millepiedi, 1925)
Vera Inber, V. Tipot e Vladislav S. Tvardovskii (ill.)


Una famiglia di millepiedi antropomorfizzati… Non serve davvero nient’altro per includere questa opera nella hall of fame dei libri per bambini più bizzarri di tutti i tempi!


Мороженое (Il gelato, 1925)
Samuil Marshak e Vladimir Lebedev (ill.)


Un gigantesco signore goloso di gelati ne mangia a bizzeffe senza riuscire a saziare la sua fame, finché non si trasforma in un pupazzo di neve e infine in una pista da sci per i bambini. Un piccolo capolavoro che veicola un messaggio pedagogico (l’invito a non essere ingordi come il signore, caricatura del consumatore borghese e capitalista) adoperando il linguaggio del nonsense e un’accattivante stilizzazione geometrica delle immagini, nato dalla collaborazione tra Samuil Marshak e Vladimir Lebedev, rispettivamente il più grande scrittore sovietico per bambini e il più innovativo illustratore dell’epoca.


Сказка о Пете, Толстом Ребенке, и о Симе, который Тонкий (Fiaba su Petja, bimbo ciccione, e Sima, magro come un chiodo, 1925)
Vladimir Mayakovskij e Nikolai Nikolaevich Kupreianov (ill.)


Storia in versi scritta da Vladimir Mayakovskij per molti versi analoga alla precedente, ma più cruenta: un bambino borghese, ciccione e dall’appetito insaziabile, mangia tutto ciò che gli capita a tiro finché non esplode. Sima, bambino comunista modello, può così condividere in tutta tranquillità, alla fine della storia, un buon picnic coi suoi compagni.


Большевик Том (Tom il bolscevico, 1925)
Nadezhda Pavlovich e Boris Mikhaĭlovich Kustodiev (ill.)


Libro esemplare del programma di propaganda sovietica indirizzato ai bambini. Il monello Tom, che prende il nome dal Tom Sawyer di Mark Twain, fa impazzire la zia combinandone di tutti i colori, ma alla fine si trasforma in un bravo bolscevico facendo propri gli ideali della rivoluzione proletaria.


Дзынь-Фун-Фу (Jin-Fu-Fung, 1926)
Yakovlev Polien Nikolaevich e A. Voronetsky (? ill.)


Un altro libro di propaganda, pensato in questo caso per educare i bambini alla solidarietà nei confronti degli altri popoli oppressi da governi di stampo nazionalista. Due piccoli mendicanti cinesi, sfruttati e maltrattati nel loro paese, trovano accoglienza in Unione Sovietica dove si uniscono ad altri bambini nel nome degli ideali comunisti e nel rispetto del culto di Stalin.


Макс и Мориц (Max e Moritz, 1927)
Zio Yasha (?) e G. Komar (?)


Una gustosa rivisitazione sovietica del celebre Max und Moritz (1865) di Wilhelm Busch, dove i due monelli architettano nuovi scherzi diversi da quelli dell’opera originale e al termine della storia, invece di venire macinati, finiscono in un circo travestiti da pagliacci negri. 


[L’immagine di copertina è tratta dalla rivista per bambini Светлячок (Lucciola, 17, 1910).]