13 ottobre 2015

Il Krampus. Storia del doppio demoniaco di san Nicolò


Nel novero degli aiutanti, servitori e alter ego demoniaci di san Nicolò (san Nicola), incaricati di accompagnarlo durante la tradizionale ricorrenza popolare celebrata ancora oggi il 6 dicembre in diversi paesi europei, la figura più spaventosa è senz’altro quella nota col nome di Krampus in alcune zone dell’Austria, della Germania meridionale (Baviera), dell’Italia nord-orientale (Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia), della Croazia, della Slovenia e dell’Ungheria.

Il Krampus si presenta nella sua veste più comune come un ibrido tra un diavolo e un satiro, con un corpo caprino coperto da un folto pelo nero e un viso caratterizzato da corna, orecchie asinine e una lunga lingua scarlatta. Legato da pesanti catene, brandisce una verga di ramoscelli intrecciati e porta sulle spalle un cesto di legno o in alternativa un sacco che adopera per catturare le sue prede. Come per altre analoghe figure che accompagnano l’arrivo di san Nicolò e incarnano il suo doppio oscuro nelle tradizioni popolari di molti paesi (Knecht Ruprecht e Pelzmärtel in Germania, Schmutzli in Svizzera, Zwarte Piet nei Paesi Bassi, Père Fouettard e Hans Trapp nella Francia nord-orientale – per citarne solo alcune delle più celebri), la sua funzione è essenzialmente quella tipica dello spauracchio infantile. Mentre san Nicolò, nel suo giro di visite alle case, distribuisce piccoli regali ai bambini che nel corso dell’anno si sono comportati bene come premio per la loro buona condotta, il Krampus minaccia di punire i bambini cattivi picchiandoli con la sua verga o portandoli via con sé.

Il Krampus, in una cartolina del 1904.


La tradizione

L’estrema eterogeneità delle tradizioni locali, oltre al numero non troppo consistente di fonti scritte utili all’indagine, rendono piuttosto difficile stabilire le coordinate storiche e culturali che han portato alla comparsa di figure demoniache nell’ambito di celebrazioni relative al culto di san Nicolò – figura leggendaria nata dalla fusione di due personaggi storici, il vescovo Nicola di Myra e l’abate Nicola Sionita. Fin dal XI secolo tale culto popolare era associato con la gravidanza e la fecondità, aspetti che secondo alcuni studiosi rimandavano a tradizioni pagane antichissime. Nei secoli immediatamente successivi il santo divenne il patrono delle famiglie, degli scolari e dunque dei bambini, nei confronti dei quali incominciò ad assumere la funzione caratteristica di portatore di doni.

La presenza del Krampus e delle altre analoghe creature demoniache è riconducibile in particolare a tre usanze caratteristiche strettamente correlate tra di loro: la visita di san Nicolò alle case abitate da bambini; le recite di san Nicolò (rappresentazioni esemplari e morali a tema religioso); i cortei di diavoli (Krampus o Klaubauf) che avevano luogo alla vigilia di san Nicolò, originatisi dalla tradizione delle Perchten (sfilate in maschera invernali che risalgono a tradizioni alpine pre-cristiane). Delle tre usanze, l’ultima è senza dubbio quella in cui il ruolo della figura demoniaca è maggiore, al punto da comportare in alcuni casi la scomparsa di san Nicolò. In assenza del santo, o quando il suo ruolo di guida e controllo risulta puramente formale, tali cortei di diavoli ed esseri mostruosi, equipaggiati con fruste e campanacci, tendono a trasformarsi in scorribande violente, rumorose e particolarmente impressionanti, nonché in alcuni casi moleste per la quiete pubblica.


La tradizione più caratteristica del legame tra il Krampus e san Nicolò è in ogni caso quella relativa alle visite del santo alle famiglie. Nel 1500 molte usanze connesse a tale tradizione erano ormai saldamente radicate in alcune località: la notte della vigilia di san Nicolò, ad esempio, i bambini erano soliti porre fuori dalla porta di casa un recipiente, una scarpa o una calza, dove il santo avrebbe dovuto introdurre dolci e giocattoli oppure una verga, nel caso fossero stati cattivi. Il giorno seguente san Nicolò compiva il suo giro di visite alle case bussando di porta in porta, interrogando i bambini su quello che avevano imparato a scuola e in chiesa, oppure chiedendo loro di recitare una poesia, e domandando ai genitori come si erano comportati durante l’anno. In un primo tempo, così come i premi, anche i castighi erano elargiti (o comunque minacciati) dallo stesso Nicolò. In un secondo tempo, per un processo di evoluzione ricorrente in molte località, egli incominciò ad essere accompagnato nelle sue visite alle case da una sorta di doppio che impersonava la sua metà oscura e si occupava di terrorizzare i bambini.

Una descrizione particolarmente interessante di questa usanza è contenuta in uno scritto dello psicoanalista Bruno Bettelheim, che trascorse l’infanzia nell’Austria dei primi anni del XX secolo. Le celebrazioni del giorno di san Nicolò, spiega Bettelheim, si svolgevano all’epoca più o meno allo stesso modo in cui si erano svolte per secoli e avrebbero continuato a svolgersi in futuro.
«Quel giorno, arrivano in ogni casa due uomini: uno impersona san Nicola, ed è paludato come un vescovo; l’altro recita la parte del suo aiutante o servitore, oppure del suo opposto; il nome e il travestimento variano a seconda delle località. […] Questi due personaggi, che in realtà sono dei vicini compiacenti opportunamente travestiti, bussano di porta in porta, chiedendo ai genitori (che sono d’accordo, ovviamente) se i loro figli sono stati buoni o cattivi. Di solito la risposta è: “Il più delle volte buoni, ma non sempre.” Allora il Diavolo fa un balzo in avanti e cerca di afferrare il bambino per dargli una buona sferzata con la sua frusta fatta di ramoscelli, ma il bambino riesce quasi sempre a sfuggirgli, tra alti strilli. In ogni caso, dopo qualche tentativo di punirlo da parte del Diavolo, entra in azione san Nicola, che lo rimette al suo posto, facendo capire chiaramente che proteggerà sempre tutti i bambini.» 

A quel punto il santo, dopo aver ammonito il bambino, gli consegna dei piccoli doni (solitamente frutta e dolcetti). Un dono tradizionale molto apprezzato dai bambini, e che riveste un importante significato simbolico, è «un ramoscello uguale alla sferza del Krampus, ma dipinto d’oro e d’argento, e con appesi alcuni frutti e dolcetti», nel quale è facile riconoscere la «trasfigurazione di uno strumento di punizione in uno strumento di piacere».

Il significato psicologico di questa usanza, spiega Bettelheim, è quello di una recita simbolica che rappresenta in termini drammatici la profonda e irriducibile ambivalenza insita nel rapporto tra genitori e figli, riflessa nelle due immagini complementari del genitore amorevole e generoso (impersonato da san Nicolò) e di quello severo e minaccioso (il Krampus), così come nelle figure del bambino buono e di quello cattivo. Il messaggio veicolato dall’usanza può essere riassunto nella considerazione per cui «sia nel bambino sia nell’adulto, né in bene né il male esistono indipendentemente l’uno dall’altro». Nel caso specifico, osserva Bettelheim, «la risposta dei genitori alla domanda su come si sono comportati i loro figli indica che essi sanno che questi non sono né tutti buoni né tutti cattivi; i bambini possono perciò godersi i loro piccoli regali senza doversi sentire in colpa».

Una cartolina viennese raffigurante san Nicolò accompagnato dal Krampus (1900).


La fortuna iconografica

Nella seconda metà del XIX secolo san Nicolò e i suoi accompagnatori demoniaci cominciarono a divenire oggetto di rappresentazione in diversi libri illustrati per l’infanzia, nelle stampe popolari e nelle storie a vignette umoristiche. La figura del Krampus, in particolare, conobbe un impressionante successo iconografico a partire dagli ultimi anni del secolo, quando a Vienna (e in seguito in altre località europee legate alla sua tradizione) la sua immagine iniziò ad essere adottata come soggetto privilegiato di illustrazioni d’artista, libri per bambini, figurine, e soprattutto di una vastissima produzione di cartoline augurali, originariamente destinate ai bambini come “sigillo” della visita del Krampus, tra le quali spiccano per qualità quelle prodotte dalla Wiener Werkstätte.

In alcune di queste cartoline – preziose testimonianze, come ha scritto Milena Cossetto, «del processo di trasformazione dell’immaginario fantastico, della funzione rituale nei nuovi contesti storico-sociali, della stessa idea dell’infanzia» – il Krampus compare come aiutante di san Nicolò e la sua presenza si mantiene discreta, quasi ai margini della rappresentazione della festività. In altre cartoline, solitamente accompagnate dalla scritta “Gruß vom Krampus” (“Saluti dal Krampus”), è però il diavolo a figurare come protagonista indiscusso. Tema privilegiato di queste figure è in primo luogo il carattere spaventoso del Krampus, quasi sempre rappresentato a confronto con frotte più o meno estese di bambini e bambine terrorizzati, colti in disperate smorfie di pianto o pietrificati in un atteggiamento di ansiosa preghiera. I genitori sono pressoché sempre esclusi dalla scena, così come san Nicolò: il potere esercitato dalla sua controparte malvagia, in questo modo, appare assoluto e irresistibile. Spesso il Krampus è ritratto nel momento in cui sta per strappare un bambino alla sua quiete domestica per trascinarlo con violenza verso la sua dimora infernale; talvolta adopera la sua verga per sferzare le piccole prede, o le sue catene (o addirittura la lingua) per avvinghiarle e tenerle legate; quasi sempre porta sulle spalle un cesto carico di bimbi che al suo cospetto paiono minuscoli.

Una cartolina d’artista prodotta dalla Wiener Werkstätte (1911).

Due cartoline di fine XIX secolo (1898 e 1899).

L’immagine del Krampus, del resto, poteva essere modellata anche su un registro più specificamente umoristico: è questo il caso, ad esempio, delle cartoline che raffigurano la creatura come un fantoccio nelle mani dei bambini o che ritraggono gruppetti di piccoli Krampus inoffensivi. Col passare degli anni le rappresentazioni umoristiche di questo genere divennero più frequenti in parallelo ad una progressiva diversificazione dell’iconografia del Krampus, che favorì l’emergere di una varietà di immagini originali e bizzarre (il Krampus che diventa un maestro di scuola o un pupazzo di neve; il Krampus alla guida di slitte, automobili o velivoli; il Krampus ritratto in alcune parodie di guerra ecc.).

Alcune di queste cartoline, in particolare, sperimentarono le possibilità umoristiche offerte dalla collocazione della figura del Krampus in un contesto erotico, talvolta ricorrendo al motivo comico del ribaltamento dei ruoli e spesso riflettendo nelle loro immagini l’emergere di determinate questioni sociali: la figura demoniaca poté così essere ritratta come un galantuomo virile in compagnia di procaci donzelle, oppure assumere l’aspetto di una diavolessa sadica, o ancora essere a sua volta ridotto ad un bambolotto da figure femminili eleganti e avvenenti, icone della crescente emancipazione del genere.

Due cartoline del Krampus: la prima, disegnata da Alice Wanke, del 1915; la seconda del 1912.


La riscoperta

Tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo, in un’epoca in cui la tradizione dei doni di san Nicolò ha ormai mutato quasi ovunque i suoi connotati consolidandosi nella ricorrenza consumistica legata a Santa Claus (Babbo Natale), la figura del Krampus è stata protagonista di una serie di fenomeni di riscoperta, divulgazione e reinvenzione piuttosto significativi. Accanto alle località che conservano da secoli le usanze popolari relative al suo rapporto con san Nicolò, diversi paesi in tutto il mondo – specialmente negli U.S.A. – hanno “importato” la tradizione della Krampusnacht, trasformando il corteo di diavoli che si svolge la notte del 5 dicembre in un festival di grande attrazione per i turisti. 

Le maschere del Krampus relative a questa tradizione sono state oggetto di esposizioni nei musei; le cartoline del Krampus, inoltre, hanno accresciuto la loro fama internazionale a seguito di alcune pubblicazioni curate dal designer statunitense Monte Beauchamp, come i libri a tema The Devil in Design. The Krampus Postcards (2003) e Krampus. The Devil of Christmas (2010) e le ristampe di cartoline augurali contenute nel cofanetto Krampus Greeting Cards (2012). La nuova fama del Krampus, non più relegata ad una dimensione folkloristica e locale ma investita da un processo di riscoperta che è soprattutto virtuale e globalizzato, ha poi ispirato le creazioni di molti giovani grafici e designer, che ne hanno riproposto l’immagine su siti come Redbubble e DeviantArt.

Il Krampus, infine, è stato negli ultimi anni protagonista di una notevole quantità di prodotti cinematografici che mettono in scena il lato oscuro dell’immaginario (pre)natalizio e spaziano dalle pellicole horror ai cortometraggi di animazione. Le sue apparizioni includono in particolare un episodio della serie americana Grimm (Twelve Days of Krampus, 2013) e una puntata della serie a cartoni animati American Dad! (Minstrel Krampus, 2013). Un film comedy-horror interamente incentrato sulla leggenda del Krampus, diretto da Michael Dougherty e intitolato semplicemente Krampus (in italiano: Krampus. Natale non è sempre Natale), sarà distribuito nelle sale a partire da dicembre 2015.

Un fotogramma tratto da Minstrel Krampus (2013), ottavo episodio della nona stagione di American Dad!



Bibliografia

Aa.Vv., San Nicola. Splendori d’arte d’Oriente e d’Occidente, a cura di M. Bacci, catalogo della mostra tenuta a Bari, Castello Svevo, dal 7 dicembre 2006 al 6 maggio 2007, Milano, Skira, 2006.

Aa.Vv., Krampus. Maschere e cartoline, a cura di S. Demetz e S. Spada Pintarelli, catalogo della mostra tenuta a Bolzano dal 24 novembre 2012 al 24 febbraio 2013, Bolzano, Museo Civico Bolzano, 2012.

B. Bettelheim, Un genitore quasi perfetto, Milano, Feltrinelli, 2013 [prima ed. italiana: 1987; ed. originale: Id., A Good Enough Parent, New York, Alfred A. Knopf, 1987].