4 dicembre 2015

«Nostalgia del futuro». Asimov e la futurologia rétro


La futurologia – disciplina che si occupa della previsione del futuro – conobbe una fioritura significativa nel corso del XIX secolo, in parallelo alla diffusione internazionale delle innovazioni prodotte dalla prima rivoluzione industriale. Il rapido avvicendarsi di mutamenti, scoperte e nuove tecnologie stimolò in quell’epoca lo sviluppo di un nuovo genere di curiosità umana, alimentata dall’idea che fosse possibile immaginare in modo più o meno verosimile come sarebbe stato il mondo a distanza di centinaia o migliaia di anni.

Questo genere di curiosità, declinata in senso artistico e spesso portata alle sue estreme conseguenze, ispirò i romanzi di due grandi futurologi e antesignani della moderna fantascienza come Jules Verne e Herbert George Wellsle opere narrative e le illustrazioni di Albert Robida – oltre a quelle di altri autori meno conosciuti, come il fumettista Victor Mousselet (G. Ri) –, di riflesso un’abbondante messe di prodotti figurativi industriali come figurine, immagini pubblicitarie e cartoline.

Isaac Asimov, Futuredays (1986)
Un libro di Isaac Asimov intitolato Futuredays (1986; in it. Nostalgia del futuro, Rizzoli, 1988) prende in esame una serie di cartoline sul tema “il mondo nell’anno 2000”, realizzate in Francia nel 1899 per celebrare l’avvento del XX secolo ma a causa di diverse vicissitudini diffuse soltanto molti decenni più tardi. La storia, piuttosto singolare, merita di essere ricordata almeno per sommi capi. Un artista locale, Jean Marc Côté, realizzò nel 1899 le cartoline per conto della Armand Gervais et C.ie, una ditta di Lione specializzata nella produzione di giocattoli, ma nel corso dello stesso anno, prima che le cartoline venissero distribuite, la ditta fallì. Sul finire degli anni ‘20, dopo avere ereditato una grossa somma di denaro, un signore di nome Renaud decise di investirla in una vecchia fabbrica di giocattoli appartenuta ad Armand Gervais; qui, sepolte in un sotterraneo assieme a numerosi giocattoli antichi, trovò diverse serie di cartoline, tra cui quella di Jean Marc Côté. Renaud passò il resto della vita a restaurare e a vendere ciò che aveva trovato in una bottega di Parigi; qui, nel 1978, lo scrittore canadese Christopher Hyde acquistò assieme a sua moglie le cartoline di Côté, che alcuni anni dopo furono mostrate a Isaac Asimov.

Stazione di aerotaxi

In che modo l’uomo alla fine del XIX secolo immaginava il 2000? La prima reazione che oggi può suscitare la serie di Jean Marc Côté è impietosamente ironica: il mondo ritratto da queste cartoline non assomiglia in nulla al mondo del XXI secolo, e più che il soggetto di un’illustrazione futuristica parrebbe quello di una caricatura. Ciò non deve sorprendere, data l’estrema difficoltà di formulare previsioni a lungo termine che si rivelino poi esatte, né dovrebbe influenzare il nostro giudizio circa la qualità del lavoro. «Se è ovviamente facile ridere e prendersi gioco delle congetture del 1899,» scrive Asimov nel saggio che introduce il volume, «pensate a quanti di noi centrerebbero il bersaglio se fossero incaricati di predire la vita nel 2085».

Più che gli esiti di calcolate previsioni, del resto, le immagini di Jean Marc Côté riflettono una visione spontanea e fantasiosa del futuro, nutrita di aspettative, aspirazioni e sogni a occhi aperti. Lo sguardo è spesso rivolto al cielo, dove campeggiano velivoli di varia natura – dagli alianti, progettati già nel XIX secolo, ad alcuni avveniristici prototipi di elicotteri e aerotaxi, passando per enormi aeronavi a motore e agili dispositivi dotati di elica e ali da indossare sulla schiena. L’aspetto di questi velivoli è il più delle volte frutto di curiose commistioni tra il mondo della tecnica e quello animale: ali di uccelli, pipistrelli e farfalle erano modelli da cui difficilmente l’uomo riusciva a separare la propria idea di volo.

Pompieri volanti

Le scene raffigurate sono le più varie: corse sportive nel cielo, battute aeree di caccia, campagne di guerra a bordo di torpediniere volanti ma anche situazioni di vita quotidiana, mondana e professionale (la gente che sorvola l’Avenue de l’Opéra, due ladruncoli di aquilotti equipaggiati con dispositivi alati simili a zaini, un signore già in procinto di decollare che consuma un ultimo bicchiere alla terrazza di un caffè, e ancora postini, pompieri e vigili volanti). La civiltà del futuro, a giudicare dalla ricorrenza di queste figure, era concepita soprattutto in movimento attraverso lo spazio aereo.

Assenti in questa serie (ma riscontrabili in altre cartoline della stessa epoca) i riferimenti allo spazio cosmico; diverse sono invece le rappresentazioni di un immaginario sottomarino che risaliva a Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne (Vingt mille lieues sous les mers, 1869-70), come sommozzatori alle prese con mostri marini, esploratori alla scoperta di foreste nel mare dei Sargassi o palombari impegnati a giocare a croquet sott’acqua. Le illustrazioni memorabili, anche in questo caso, nascono soprattutto da eccentriche e inverosimili commistioni: la cavalleria subacquea, composta da uomini a bordo di enormi ippocampi, o il Balena-bus, un autobus letteralmente trainato da una balena.

Balena-bus

Una minore attenzione rispetto al mondo aereo e sottomarino è dedicata a quello terrestre e ai suoi mezzi di trasporto, comunque rappresentati da una motoslitta impiegata in un’escursione al polo Sud, da alcuni modelli di automobili da battaglia e da una grande e confortevole casa mobile dotata di terrazza in giro per la campagna. Anche in queste tavole, del resto, l’idea del futuro si traduce quasi per via di un processo metaforico in un’immagine di movimento.

Altrettanto bizzarri ed emblematici dello spirito del tempo sono poi gli esempi di un diverso tipo di ispirazione, che non guarda più ai veicoli ma concepisce nuove invenzioni meccaniche come sostituti dell’uomo nello svolgimento delle attività più faticose o addirittura di alcuni mestieri. Una signora, occupata nella sua toeletta, è aiutata da apposite braccia meccaniche in grado di pettinarla, truccarla, posizionare lo specchio di fronte a lei e spazzolarla mentre fa il bagno. Un aggeggio meccanico, controllato a distanza da una cameriera, porta a termine le pulizie di casa al suo posto. Sarti, barbieri e agricoltori, allo stesso modo, divengono semplici spettatori di lavori svolti con diligenza da sofisticate macchine.

La toeletta di Madame

Lo stesso discorso vale per i maestri di scuola [si veda l’immagine di apertura]. Nelle parole di Asimov: «L’insegnante infila i libri di testo in una sorta di macina. […] La macina è azionata a mano da un gagliardo giovine, e a quel che sembra le informazioni contenute nei libri vengono convertite in corrente elettrica modulata. Riteniamo che lo studente ascolti le informazioni contenute nei libri, automaticamente trasformate in un suono che, a quanto pare, si imprime nelle giovani menti più efficacemente che se a leggere il libro fosse l’insegnante o lo studente stesso».

Più che ascoltare, gli studenti paiono assimilare in modo istantaneo le informazioni contenute sui voluminosi tomi macinati a ritmo serrato dalla macchina, che si rivela così il dispositivo perfetto di un’istruzione imposta e diffusa acriticamente. Lo scenario delineato può suscitare un sorriso ma anche evocare visioni distopiche; il suo più illustre antecedente è un luogo fantastico, l’Accademia di Lagado nei Gulliver’s Travels (1726) di Jonathan Swift, dove un gruppo di professori perseguono l’obiettivo di «far progredire le scienze speculative con mezzi meccanici» (un’enorme macchina produce cultura per mezzo di un procedimento casuale di composizione di frasi; l’ingestione di specifiche ostie, su cui sono trascritti teoremi e dimostrazioni «con inchiostro contenente una tintura cefalica», permetterebbe di acquisire qualsiasi nozione matematica). «Nulla di simile è accaduto o potrà accadere in futuro,» scrive Asimov a proposito dell’immagine di Côté, «ma in realtà il 2000 vedrà certamente una rivoluzione nel campo dell’istruzione, […] dovuta all’uso sempre più massiccio dei computer come magazzini e fornitori di informazioni».

La cucina modello

Il medesimo genere di straniamento, comico e al tempo stesso inquietante, si ritrova in una tavola che raffigura un cavallo messo in mostra durante una fiera, per lo stupore di bambini che hanno tutta l’aria di non avere mai visto tale creatura. In un futuro sempre più artificiale, suggerisce l’immagine, anche gli animali più comuni scompariranno a poco a poco per trasformarsi nelle reliquie bizzarre di un mondo antico. 

Altre novità del futuro rappresentate dalla serie di Côté riguardano le possibili applicazioni della chimica alla preparazione di cibi (cucine trasformate in veri e propri laboratori e cene a base di pillole), e il perfezionamento di apparecchi di registrazione e trasmissione sonora. In entrambi i casi l’artista ha colto nel segno per quanto riguarda il senso generico della questione, ma le sue immagini risultano molto dissimili rispetto alle forme che il progresso avrebbe realmente assunto in quei campi – nel primo caso per via di un’eccessiva sopravvalutazione, nel secondo caso per via di un’altrettanto eccessiva sottovalutazione. Infine, una tavola che «da sola,» scrive Asimov, «rende singolarmente ispirata questa collezione,» rappresenta una stanza riscaldata da una piccola quantità di radio posta al centro di un caminetto. L’elemento chimico fu scoperto nel 1898, due anni dopo della scoperta della radioattività e un anno prima dell’esecuzione di questa cartolina. L’illustratore, che in nessun modo avrebbe potuto intuire il pericolo delle radiazioni nucleari, ha forse prodotto la prima rappresentazione dell’uso pacifico di questa energia.

Riscaldamento al radio


Appendice
Dalla futurologia al retrofuturismo

Col passare dei decenni, complici la crescente accelerazione delle dinamiche del progresso e l’impatto degli eventi bellici che hanno caratterizzato il XX secolo e l’inizio del XXI, la nostra percezione del futuro è mutata in modo radicale rispetto a quella dell’uomo che si apprestava a salutare il 1900. Com’è naturale, la futurologia di Jean Marc Côté – e in generale l’intera futurologia ottocentesca e primonovecentesca – appare oggi quanto mai antiquata e obsoleta. Il suo interesse, tuttavia, non si riduce solo a una sfera documentaria, ma ad un livello più profondo, nella sua capacità ingenua di evocare un futuro, ha a che fare con la realizzazione di una possibilità ormai quasi totalmente preclusa all’uomo contemporaneo. In passato, l’avvicendarsi progressivo di nuove tecnologie entro determinati intervalli di tempo ha permesso all’uomo di sviluppare una curiosità rivolta al futuro. In anni più recenti, il progressivo assottigliarsi di tali intervalli di tempo in direzione della simultaneità è stata una delle cause più rilevanti della scomparsa del futuro.

Una frase attribuita a Paul Valéry recita: «Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta». Un pensiero ancora più radicale è contenuto nella domanda formulata da James Graham Ballard: «Il futuro ha ancora un futuro?». Oggi, in un orizzonte privato del sentimento del futuro, le opere degli antichi futurologi emanano un fascino particolare, di carattere diametralmente opposto rispetto a quello che dovevano esercitare sull’uomo del XIX secolo: di fronte ai loro mondi immaginari lo spettatore non prova più ammirazione o speranza, ma una nostalgia che in ultima analisi rispecchia la sua insoddisfazione per il presente. L’evoluzione del genere letterario della fantascienza, o l’emergere nella seconda metà del XX secolo della corrente artistica del retrofuturismo, sono alcuni degli indicatori più eloquenti di questo nuovo approccio dell’uomo nei confronti del futuro, da cui trae origine una paradossale futurologia rivolta al passato.


Bibliografia

Isaac Asimov, Nostalgia del futuro. Il Duemila visto dall’Ottocento, ill. di Jean Marc Côté, Milano, Rizzoli, 1988 [prima ed. in lingua originale: Id., Futuredays. A Nineteenth-Century Vision of the Year 2000, ill. di Jean Marc Côté, New York, Henry Holt, 1986].

Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver, in Id., Opere, a cura di Masolino D’Amico, Milano, Mondadori, 1983 [prima ed. in lingua originale: 1726].

James G. Ballard, Ritorno all’eccitante futuro, in Id., Fine millennio: istruzioni per l’uso, Milano, Baldini&Castoldi, 1999 [Id., Back to the Heady Future, in «Daily Telegraph», 17/4/1993].


[Le cartoline di Jean Marc Côté, assieme ad altre dell’epoca, sono visionabili su https://commons.wikimedia.org/]