31 gennaio 2017

[Altreletture] La censura del corpo nei libri illustrati per bambini


[Il nuovo appuntamento della rubrica Altreletture è dedicato al tema della censura del corpo nei libri illustrati per l’infanzia, e comprende una scelta orientativa di casi che vorrebbe suscitare una curiosità critica sull’argomento senza pretese di esaustività. In considerazione dell’ampiezza e dell’interesse del tema si è scelto di sviluppare la rassegna in forma più articolata rispetto al consueto, includendo non solo segnalazioni di testi tratti dal web, ma anche saggi e video.]

In un recente incontro, e prima ancora in un articolo omonimo (Nani senza mutande e spaghetti alla bolognese), Davide Calì si è soffermato sul tema della censura nei libri per l’infanzia riportando alcuni aneddoti tratti dalla sua ventennale esperienza di autore. A proposito di Biancaneve e i 77 nani (Snow White and the 77 Dwarfs, Tundra Books 2015, pubblicato in italiano nel 2016 da EDT-Giralangolo), Calì ricorda di aver discusso con l’illustratrice Raphaëlle Barbanègre circa una gag che quest’ultima gli aveva proposto (“i 77 nani in coda per farsi fare il bagnetto da Biancaneve, tutti rigorosamente senza mutande”), e di avere infine optato per una forma di auto-censura preventiva, dettata dal presentimento che una scena del genere, dati gli odierni standard del mondo anglosassone, non sarebbe stata accolta dall’editore canadese.
L’idea di 77 culetti nudi ci divertiva molto ma lavoravo già in America da un po’ e le dissi che ci avrebbero chiesto di cambiarla. Questa piccola auto-censura partorì una gag anche più demenziale: la sera, prima di dormire, ognuno dei 77 nani si fa spazzolare la barba sulle ginocchia di Biancaneve.

Una censura effettiva, intervenuta non a causa della cautela degli autori ma per l’esplicita volontà dell’editore, ha interessato invece tre piccoli particolari all’apparenza irrilevanti, e proprio per questo sintomatici di un’operazione condotta fin nei minimi dettagli: l’aggiunta di un paio di pudici slip a un nano steso con la biancheria di cui si intravvedeva il sedere, la riduzione del seno di Biancaneve, giudicato troppo prosperoso, e l’eliminazione di un neo “che poteva essere frainteso per un capezzolo”.

Davide Calì - Raphaëlle Barbanègre, Snow White and the 77 Dwarfs (2015)

La gag oggetto di auto-censura preventiva, e più in generale lo spirito umoristico improntato a un assurdo eccesso “moltiplicatorio” che anima il libro, mi ha ricordato un’antica filastrocca inglese, la nursery rhyme che recita There was an Old Woman Who Lived in a ShoeLa versione canonica della breve filastrocca, incentrata su un’anziana signora che vive in una scarpa assieme a moltissimi bambini che non sa come accudire, consta di quattro versi:
There was an old woman who lived in a shoe.
She had so many children, she didn’t know what to do;
She gave them some broth without any bread;
Then whipped them all soundly and put them to bed.

L’ultimo verso, che nella più antica versione a stampa conosciuta (1794) risultava ancora più esplicito (“She whipp’d all their bums, and sent them to bed”), venne col tempo rimaneggiato: anche nell’ambito del linguaggio nonsensical di una filastrocca parve sconveniente che la vecchia signora finisse per picchiare i suoi bambini prima di spedirli a letto, e così una nuova versione del componimento, pubblicata nel Denslow’s Mother Goose illustrato da William Wallace Denslow (1901), sostituì alle bòtte i baci della buonanotte: “She kissed them all fondly and sent them to bed”. Ancora: nella versione canonica della filastrocca, con evidente allusione alla povertà della vecchia, i bambini mangiano brodo senza pane; nella versione del 1901, “without any bread” divenne “with plenty of bread”. La storia delle riscritture di questa filastrocca conoscerà poi moltissimi altri episodi, tra cui una versione cristiana composta da Marjorie Ainsworth Decker e pubblicata in The Christian Mother Goose Book (1978): “There was an old woman / Who lived in a shoe, / She had so many children, / And loved them all, too. / She said, ‘Thank you Lord Jesus, / For sending them bread.’ / Then kissed them all gladly / and sent them to bed”.

There was an Old Woman who Lived in a Shoe (da Mother Goose’s Nursery Rhymes, 1877)

Una serie di pratiche di controllo, equivalenti a un’operazione di censura in senso lato, sono del resto implicite all’elaborazione di una letteratura specificamente dedicata all’infanzia, concetto che presuppone un orizzonte di attese con cui ogni autore adulto, più o meno consapevolmente, deve confrontarsi. Alla maggiore definizione di un pubblico di destinatari – suddiviso ad esempio per fasce di età o per competenze – corrisponde in questo senso una tendenziale restrizione delle possibilità espressive e delle tematiche disponibili. Ciò è particolarmente evidente nel caso di opere rivolte in origine a un pubblico indifferenziato, e da cui in seguito vengono tratti adattamenti o riduzioni per bambini.

In un saggio tuttora inedito in Italia – Til Eulenspiegel. Der asoziale Held und die Erzieher (Till Eulenspiegel. L’eroe sociale e gli educatori) – Dieter Richter ha mostrato come il processo, nel caso di molti classici della letteratura, rischi a più livelli di alterare il senso dei testi originali e di impoverirne l’esperienza di lettura. La casistica di interventi che hanno nel tempo contribuito a promuovere una ricezione distorta del Till Eulenspiegel, ridimensionando un classico della letteratura popolare tedesca a poco più che una storiella amena per bambini, include una graduale destoricizzazione del testo, l’eliminazione dell’aspetto asociale del personaggio protagonista e addirittura una sua moralizzazione postuma, oltre alla censura non solo delle numerose allusioni sessuali, ma anche – ed è su questo aspetto che si concentra l’interesse del saggio – di tutto ciò che per il lettore odierno si lega al concetto di oscenità.

Senza entrare nel merito del discorso di Richter, mi limiterò a sottolineare la sua equivalenza tra il cammino della società lungo un processo secolare di civilizzazione (e di conseguente ampliamento o ridefinizione della sfera dell’oscenità) e quello analogo del bambino “dall’impudicizia all’innocenza” (Philippe Ariès, Padri e figli nell’Europa medievale e moderna), entrambi condotti all’insegna di un progressivo innalzamento della soglia del pudore. Data questa premessa e tornando alla questione iniziale, è ragionevole che un adulto si interroghi sulla possibilità di eliminare o riadattare, all’interno di pubblicazioni rivolte a bambini, scene che rappresentano situazioni considerate oscene o sconvenienti, come ad esempio quelle improntate a una comicità di tipo scatologico (Eulenspiegel che compie i suoi bisogni corporali in pubblico, o il Gulliver di Swift che spegne l’incendio al castello di Lilliput con la propria urina), ma è altrettanto ragionevole valutare l’ipotesi che alcune di queste scene debbano proprio il loro fascino e la loro carica di divertimento agli occhi del bambino “per il fatto di essere,” come nota Richter, “regressioni storiche nella storia della regolazione degli istinti”. L’episodio più calzante in questo senso, nel Till Eulenspiegel, riproduce non a caso un conflitto tra l’impudicizia dell’infanzia e la reazione scandalizzata della società, nel momento in cui il protagonista, ancora bambino e a cavallo col padre che non si accorge di nulla, si prende gioco dei passanti adulti sollevandosi le vesti e mostrando loro il sedere. La scena, un breve concentrato della comicità semplice e schietta che accomuna l’eroe allo spirito di qualsiasi bambino, e che proprio a un pubblico infantile può riuscire divertente al massimo grado, è stata spesso riproposta nelle moderne riduzioni in forme più allusive, quando non completamente censurata.

Tijl Uilenspiegel. Un’edizione olandese per bambini del 1865.

Parlando di censura nei libri illustrati, è impossibile non ricordare le controversie che hanno interessato In the Night Kitchen (1970) di Maurice Sendak, deliziosa fiaba notturna e surreale finita nel bel mezzo delle polemiche per via di alcune tavole nelle quali il bambino protagonista è rappresentato nella sua integrale nudità. Numerosi librai, insegnanti e genitori statunitensi hanno intrapreso una vera e propria crociata contro il libro, scandalizzati all’idea che un bambino potesse imbattersi nelle sue pagine considerate ora diseducative – a fronte della necessità di una sensibilizzazione al pudore e all’intimità –, ora sature di sconcertanti allusioni sessuali. Il libro venne ritirato da molte librerie e biblioteche; i più intransigenti censori lo bruciarono; i più creativi e scrupolosi si misero a dipingere mutande o calzoncini al piccolo Mickey.

Durante un’intervista che Maurice Sendak rilasciò a più di quarant’anni di distanza dall’uscita di In the Night Kitchen, ironizzando sul putiferio sollevato dal libro, Stephen Colbert mostrò la sua copia “ripulita” da tutti i dettagli anatomici sconvenienti, appositamente ritagliati e conservati a parte in un sacchetto a mo’ di collezione sui generis. Alla domanda di Colbert sul perché avesse disegnato un pene al bambino, Sendak rispose: “Because… He’s a boy!”. Quanto alla nudità, chiedendo a sua volta al presentatore se non avesse mai sognato di essere completamente nudo Sendak coglieva in effetti un punto essenziale della questione, vale a dire la coerenza della scelta rappresentativa nell’ambito della storia narrata, la cui natura onirica e surreale è lampante.

Stephen Colbert, Grim Colberty Tales with Maurice Sendak (2012)

In tempi più recenti, una nuova ondata di polemiche ha preso di mira Tous à poil! [Tutti nudi!, 2011], libro illustrato di Claire Pranek e Marc Daniau che presenta una galleria di personaggi delle più varie età – uomini, donne e bambini – nell’atto di spogliarsi dei propri vestiti per fare un bagno collettivo al mare. A tre anni dalla pubblicazione Jean-François Copé, politico francese allora presidente dell’UMP, si scagliò duramente contro il libro durante una trasmissione televisiva, e una sua collega di partito, Nadine Morano, rincarò poi ulteriormente la dose affermando che il libro “fa gioco alla pedofilia”. L’effetto “boomerang” sollevato dalle critiche di Copé non si fece comunque attendere, e in breve tempo il libro incrementò in maniera esponenziale le sue vendite.

Gli autori del libro, d’altra parte, dichiararono come loro intenzione quella di portare uno sguardo décomplexé (ovvero disinibito, libero da complessi) sulla nudità, divertente ma anche capace di rispondere in modo sereno alle domande e alle preoccupazioni che i bambini si pongono sul proprio corpo, soprattutto se messi costantemente di fronte agli assurdi modelli di perfezione veicolati dai media. “Abbiamo voluto mostrare che siamo tutti diversi: grassi, piccoli, magri, alti, neri o bianchi,” spiegò Marc Daniau. Ma un insegnamento ulteriore del libro è anche nel senso dell’uguaglianza: “La cosa divertente sta nel fatto che si spogliano tutti: la maestra, il dirigente, il presidente,” ha scritto Davide Calì. “Forse è questo che non è piaciuto a Copé e alla signora Morano? Sì, perché se c’è una morale in questo librino è che siamo tutti uguali: non importa quanto siamo importanti: nudi, siamo tutti belli (o brutti) allo stesso modo”.


Claire Pranek - Marc Daniau, Tous à poil! (2011)


Articoli, saggi e video segnalati:

[http://robadadisegnatori.com/2016/01/censura_e_adattamento_libri_infanzia/]

[https://treasuryislands.wordpress.com/2012/10/17/origins-the-old-woman-who-lived-in-a-shoe/]

Dieter Richter, Til Eulenspiegel. Der asoziale Held und die Erzieher
[“Ästhetik und Kommunikation”, 27, 1977, pp. 36-53]

[http://caad.msstate.edu/wpmu/bharvey/2014/09/26/taking-the-mickey-censoring-sendaks-in-the-night-kitchen/]

Stephen Colbert, Grim Colberty Tales with Maurice Sendak (part I)
[http://www.cc.com/video-clips/gzi3ec/the-colbert-report-grim-colberty-tales-with-maurice-sendak-pt--1]

[http://www.lemonde.fr/politique/article/2014/02/11/cope-booste-les-ventes-de-tous-a-poil_4364009_823448.html]

[http://leplus.nouvelobs.com/contribution/1144548]

[http://www.frizzifrizzi.it/2014/02/21/se-il-presidente-nudo-ci-fa-paura/]