19 maggio 2016

[Altreletture] Pinocchio, fumetti e arabeschi


[Quarta puntata di Altreletture, rubrica dedicata alla segnalazione di articoli e novità dalla rete.]

La neonata casa editrice romana Cliquot ha da poco pubblicato una raccolta delle migliori storie del Pinocchio di Sandro Dossi e Alberico Motta, serie a fumetti comparsa negli anni ‘70 sugli storici albi Bianconi.

La novità, al di là dell’ottima cura del volume e della qualità delle storie antologizzate, è degna di nota per almeno altre due ragioni: innanzitutto, si tratta di una proposta editoriale interamente finanziata attraverso una campagna web di crowdfundingsegnale incoraggiante della possibilità di realizzare iniziative inedite “dal basso” grazie al sostegno di un pubblico ricettivo; in secondo luogo, si inserisce in un più ampio e trasversale progetto di riscoperta di una particolare stagione del fumetto umoristico italiano troppo spesso negletta dal mercato librario. “Erano ‘i giornalini’ che volevamo da piccoli,” si legge nella scheda del volume: “Albetti di un’ottantina, forse cento pagine […] lo sfondo di un colore pieno, un pastello giallo, o azzurro, o verde. E davanti, il personaggio in una posa bizzarra e una situazione comica. Braccio di Ferro e i comprimari Timoteo, Poldo e Trinchetto, Geppo il diavolo buono, la forzuta Nonna Abelarda, Soldino, Trottolino, Gatto Felix e tanti, tanti altri”.

Una recensione del volume è stata pubblicata su Retronika da Salvatore Giordano, autore di una ricca monografia sui fumetti Bianconi (Da Braccio di Ferro a Provolino, il fumetto umoristico italiano dimenticato, Sensoinverso, 2014) che assieme al Pinocchio in questione e ai volumi pubblicati negli scorsi anni dalla RW EdizioniIl buon diavolo Geppo (2013), Diabolicamente Geppo (2014) e Nonna Abelarda (2015) – è il segno più tangibile di una nuova attenzione storica e filologica rivolta a questo settore forse marginale, ma per nulla irrilevante, della storia del fumetto italiano. Un’altra recensione del Pinocchio di Dossi e Motta si può leggere sul blog del fumettista Moreno Burattini, mentre una discussione approfondita sul saggio di Giordano è stata pubblicata da Orlando Furioso sul suo blog Fumetti di Carta.


Ulteriori prospettive di studio sul fumetto umoristico italiano, in particolare per quanto riguarda alcune trasposizioni di classici della letteratura (dalla Commedia di Dante ai poemi epici di Ariosto e Tasso), sono state recentemente oggetto di “Poemi a fumetti”, un ciclo di ricerche ospitato sulla rivista online Arabeschi (dedicata, come si legge sul sito, allo studio dei rapporti e delle interferenze tra scrittura e visualità)

Tra le tante proposte segnalo in particolare un articolo di Giovanna Rizzarelli sull’Inferno di Topolino (1949-50), la prima delle grandi parodie Disney nata dalla collaborazione tra Guido Martina (testi) e Angelo Bioletto (disegni), un articolo di Franco Tomasi sulla Paperopoli liberata (1967), rivisitazione del poema di Tasso con testi di Guido Martina e disegni di Giovan Battista Carpi, e un articolo di Pier Luigi Gaspa su Inferno 2000 (1984) di Sandro Dossi, ennesima riscrittura del viaggio infernale di Dante, questa volta affiancato dal simpatico diavolo Geppo.

Due tavole dall’Inferno di Topolino (ed. 2006) dove è palese il gioco intertestuale tra l’opera dantesca e il variegato mondo disneyano (con richiami a classici dell’animazione come Biancaneve e Pinocchio).

Per tornare a Pinocchio, è da segnalare l’edizione italiana Tunuè dell’opera di David Chauvel e Tim McBurnie, trasposizione a fumetti pubblicata in Francia nel 2014 che non si discosta troppo dalla storia originale di Collodi ed è rivolta soprattutto a un pubblico infantile. Un articolo in merito è stato scritto da Angela Pansini su Lo Spazio Bianco.

Per quanto riguarda invece uno dei classici illustratori italiani di Pinocchio, vale a dire Attilio Mussino, Michele Mordente ha divulgato su Fumettologica la scoperta di alcune cartoline retrodatabili al 1904, e quindi di ben sette anni precedenti alla pubblicazione del suo Pinocchio per Bemporad (1911), nelle quali il burattino compare in una curiosa veste tirolese non troppo dissimile da quella che l’avrebbe caratterizzato nel lungometraggio Disney del 1940. Una seconda serie di cartoline di Pinocchio ad opera di Mussino risale al 1920 circa ed è raccolta sul blog di Rames Gaiba, vera e propria miniera di curiosità per tutti i collezionisti di “pinocchiate”.

Il Paese dei Balocchi in una cartolina di Attilio Mussino (1920 ca).


Articoli segnalati:

[http://retronika.blogspot.it/2016/05/pinocchio-di-alberico-motta-e-sandro.html]

Moreno Burattini, Pinocchio
[http://utilisputidiriflessione.blogspot.it/2016/05/pinocchio.html]

[http://fumettidicartarchivio.blogspot.it/2015/01/da-braccio-di-ferro-provolino.html]
[http://www.arabeschi.it/capolavori-di-capolavori-pippo-e-topolino-allinferno-degli-scolari/]

[http://www.arabeschi.it/1-le-grandi-parodie-16-canto-le-armi-furiose-e-il-paperino/]

[http://www.arabeschi.it/2-pictor-ludens-22-la-commedia-di-geppo-il-diavolo-buono/]

[http://www.lospaziobianco.it/178559-pinocchio-chauvel-mcburnie-ritorno-classico/]

[http://www.fumettologica.it/2016/02/pinocchio-mussino-disney/]

[http://pinocchio-e-pinocchiate.blogspot.it/2010/10/attilio-mussino-cartoline.html]