17 settembre 2015

Carl Storch, l’emulo austriaco di Wilhelm Busch


All’interno della folta schiera di artisti che a cavallo tra XIX e XX secolo sono stati fortemente influenzati dall’opera umoristica di Wilhelm Busch, un nome menzionato di rado e sconosciuto ai più è quello dell’illustratore austriaco Carl StorchNato nel 1868 a Budapest (all’epoca seconda capitale dell’impero austro-ungarico), Storch cominciò la sua carriera sul finire del XIX secolo illustrando alcuni classici della letteratura tedesca e collaborando a diverse testate tra cui il celebre periodico Fliegende Blätter, un settimanale umoristico e satirico che appena qualche decennio prima ospitava regolarmente sulle sue pagine le storie a vignette di Busch.

Sul Seraphischer Kinderfreund, una rivista tedesca di ispirazione cattolica destinata ai ragazzi, Storch pubblicò nel 1906 alcune vignette raffiguranti le avventure di due gnomi chiamati Puckchen und Muckchen, rielaborando in chiave fiabesca e avventurosa il motivo della coppia di bambini terribili caro a Busch e consacrato ad una fama internazionale dal suo capolavoro Max und Moritz (1865). Simili coppie di gnomi, del resto, avevano cominciato in anni precedenti a comparire sulle pagine di Fliegende Blätter in alcune storie a vignette di Lothar Meggendorfer che risalgono al 1885 ed ispirarono a loro volta anche la serie francese Les Malices de Plick et Plock di Christophe, pubblicata sulla rivista Le Petit Français illustré dal 1893 al 1904.

A sinistra una storia a vignette di Carl Storch pubblicata su Fliegende Blätter (1903);
a destra la copertina del primo albo di Puckchen und Muckchen (1924).

Quanto agli gnomi di Carl Storch, tra il 1924 e il 1928 furono protagonisti di tre albi illustrati editi in Germania, presso Coblenza [Puckchen und Muckchen. Zwergenreise ins Erdinnere (Puck e Muck. Viaggio di gnomi al centro della Terra); Puckchen und Muckchen. Zwergenreise nach Amerika (Puck e Muck. Viaggio di gnomi in America); Puckchen und Muckchen auf Radiowellen nach China (Puck e Muck. Sulle onde radio della Cina)], ma soprattutto conobbero un successo inatteso nei Paesi Bassi, dove il frate Franciscus van Ostaden, maestro e scrittore di libri per ragazzi, progettò la pubblicazione di una serie di volumetti incentrati sulle avventure dei due gnomi, ribattezzati per l’occasione Puk en Muk. Al primo volume della serie, pubblicato nel 1927, se ne aggiunsero un’altra dozzina fino al 1940, tutti quanti frutto della collaborazione tra Franciscus van Ostaden (autore delle storie, mascherato dietro lo pseudonimo Frans Fransen) e Carl Storch.

Nei primi decenni del XX secolo, comunque, Storch fu piuttosto attivo anche come illustratore di libri per l’infanzia in lingua tedesca, specializzandosi in particolare nella creazione di storie umoristiche strutturate in brevi sequenze e accompagnate da un racconto in versi. Una prima testimonianza del lavoro di Storch in questo ambito è data da Kribbel-Krabbel (1911), simpatico volume illustrato contenente brevi storielle in versi scritte da Hans Probst e animate da una moltitudine di personaggi singolari come nani, gnomi, pagliacci, creature del sottobosco e uccelli antropomorfi.

Carl Storch, Kribbel-Krabbel (1911)

Maggiormente legato all’influenza di Wilhelm Busch è il successivo Fips und Jokko oder die durchgebrannten Affen (Fips e Jokko o le scimmie in fuga, 1912), prodotto sempre con la collaborazione del poeta Hans Probst. La storia tratta di due scimmie dispettose che una volta fuggite dallo zoo si cimentano in un’ampia varietà di scherzi esilaranti e pirotecnici ai danni delle prime persone che capitano loro a tiro, per essere infine catturate, riportate allo zoo e chiuse in gabbie divise. 

L’ispirazione tematica – come attesta il duplice richiamo onomastico – risale con tutta probabilità a due storie a vignette date alle stampe nei decenni precedenti: Jokko, der brasilianische Affe (Jokko, la scimmia brasiliana) di Eduard Ille, pubblicata per la prima volta tra i Münchener Bilderbogen nel 1856, e Fipps, der Affe (Fipps, la scimmia, 1879) di Wilhelm Busch. Lo svolgimento della vicenda, in ogni caso, ricalca da vicino quello delle burle di Max und Moritz (1865), anch’esse scandite in una successione di brevi sequenze narrative caratterizzate da un marcato gusto per la comicità grottesca ed esagerata. La storia di Probst e Storch se ne discosta comunque per l’assenza di scene macabre e per una generale attenuazione del livello di violenza rappresentata, come è facile osservare confrontando le due diverse risoluzioni della trama (mentre Fips e Jokko finiscono in gabbia, Max e Moritz vengono macinati e ridotti a briciole).

Carl Storch, Fips und Jokko (1912)

Carl Storch, Fips und Jokko (1912)

Carl Storch, Fips und Jokko (1912)

Il richiamo all’opera di Busch è ancora più evidente, e addirittura esplicitato nel titolo, nel caso di un’altra opera illustrata da Storch e scritta da Wilhelm Herbert (pseudonimo di Wilhelm Mayer): Maus und Molli. Eine Mädelgeschichte nach Wilhelm Busch (Maus e Molli. Una storia di ragazzine alla maniera di Wilhelm Busch, 1920). L’influenza del capolavoro di Busch (riflessa nella tipologia caratteriale dei ragazzini molesti, dispettosi e crudeli, oltre che nel tenore comico e paradossale della vicenda e nella sua suddivisione in sette scene) è comunque mediata da una precedente parodia al femminile di Max und Moritz, vale a dire Lies und Lene. Die Schwestern von Max und Moritz (Lies e Lene. Le sorelle di Max e Moritz) di Hulda von Levetzow, pubblicata nel 1896 in un’edizione illustrata da Francesco Maddalena e poi riproposta nel 1936 con nuove illustrazioni di Otto Waffenschmied.

Pur articolandosi in una serie di scenette diverse da quelle di Lies und Lene, la storia di Maus und Molli ne ripropone in particolare l’atroce finale, nel quale le due ragazzine finiscono inghiottite da una balena. La parodia di Storch si distingue comunque per una più stretta adesione allo stile figurativo di Wilhelm Busch, come traspare tra le altre cose dalla scelta di raffigurare le protagoniste con un aspetto molto più infantile di quello di Lies e Lene nell’edizione illustrata Maddalena, e per questo motivo costituisce un interessante caso di mimetismo esercitato consapevolmente a più livelli e risolto in un esito senz’altro convincente.

Carl Storch, Maus und Molli (1920)

Carl Storch, Maus und Molli (1920)

Dopo aver parodiato Max und Moritz trasformando i due bambini terribili di Busch prima in due scimmie e poi in due bambine, Storch sperimentò anche le potenzialità umoristiche offerta da una coppia di genere misto, composta da un bambino e da una bambina. È il caso di Ui! 5 gar drollige Geschichten von 2 Kleinen Bösewichten (Ui! 5 buffissime storie di due piccoli furfanti, 1921), libro illustrato con versi di Hans Probst che narra le gesta di due incorreggibili monelli, Paul e Pepi, che si divertono a creare scompiglio tra le mura domestiche liberando prima un topo e poi un maiale (che i due cavalcano finendo in una pozza di fango), pasticciando con l’inchiostro in assenza del precettore o accendendo dei fuochi di artificio all’interno del forno per il gusto di vedere esplodere la cucina. L’ultima impresa, che gli sarà fatale, è il furto di un’automobile: dopo aver sfrecciato ad alta velocità provocando altri disastri, i due si schiantano contro una pietra posta ai margini della strada, e nella vignetta conclusiva le loro anime ascendono al cielo.

Carl Storch, Ui! 5 gar drollige Geschichten von 2 Kleinen Bösewichten (1921)

L’espediente della coppia di genere misto si ritrova poi in un altro libro che a giudicare dal formato e dalla grafica sembra fare il paio col precedente: O Weh! 3 Tage Ferien für Fritz und Greti (Oddio! Tre giorni di vacanza per Fritz e Greti, 1924), volumetto incentrato sulle monellerie di Fritz e Greti, che in soli tre giorni costringono la zia Frieda a ripagare altrettante volte i danni provocati dalla loro irrequietezza.

Nel complesso la vicenda è molto lontana dallo spirito crudele e grottesco di Max und Moritz, e la stessa punizione inflitta ai monelli alla fine di ognuno dei tre episodi non è una morte impressionante, ma una ben più ordinaria (e, come avverte il testo, inefficace) sculacciata. L’insistita ripetitività della scena, riproposta anche sulla copertina, non può che ricordare la serie a fumetti statunitense The Katzenjammer Kids di Rudolph Dirks – anch’essa ispirata al Max und Moritz di Busch –, dove il medesimo epilogo si presenta con regolarità quasi sistematica. Nell’impossibilità di stabilire un legame di influenza tra le due opere, in ogni caso, è comunque da notare la loro profonda affinità: mentre l’umorismo nero di Max und Moritz culminava in una morte cruenta e definitiva, qui il motivo del castigo, dato il suo carattere provvisorio, si presta ad un tipo di comicità più elementare basato sulla ripetizione.

Carl Storch, O Weh! 3 Tage Ferien für Fritz und Greti (1924)

Carl Storch proseguì la sua carriera artistica illustrando altri libri, tra cui le fiabe dei fratelli Grimm e Die Schildbürger (Gli abitanti di Schildbürg– una raccolta di racconti popolari risalente alla fine del XVI secolo –, collaborando a riviste per ragazzi come Hans KunterbuntJugendlust e Ostmarkkinder e firmando per molti anni i disegni dello Zwergenkalender (Calendario degli Gnomi), un popolare calendario austriaco. Un’altra attività in cui si specializzò fu la realizzazione di figure del presepe, come testimonia il fondo Carl Storch conservato presso il museo di Salisburgo. Nella stessa città, a cinque anni dalla sua morte (avvenuta nel 1955), gli è stata dedicata una strada.