1 agosto 2015

«Wonderfully vulgar». La nascita del fumetto inglese


A proposito della sua infanzia londinese, trascorsa nell’ultimo decennio del XIX secolo, Charlie Chaplin rievocò in un’intervista il piacere provato nel leggere i fumetti di quell’epoca, per i quali coniò l’espressione “wonderfully vulgar” (“deliziosamente volgari”). A molti anni di distanza, nel 2013, la locuzione è stata ripresa come titolo di una mostra a cura di Kevin Carpenter relativa ai primi decenni di sviluppo del fumetto inglese (dal 1873 al 1939), ospitata dall’Università di Oldenburg – che possiede una collezione di circa 5000 fumetti storici inglesi – e tuttora visitabile online.

In quanto genere popolare, il fumetto inglese a cavallo tra XIX e XX secolo era spesso giudicato dalla persone più colte come una forma di intrattenimento triviale e degna di disapprovazione. Le eccezioni illustri a questa tendenza, richiamate quasi a titolo programmatico nell’introduzione alla mostra, sono il già menzionato Charlie Chaplin (che riconobbe al fumetto non solo la capacità di dilettare, ma anche quella di stimolare l’immaginazione) e Gilbert Keith Chesterton, strenuo difensore di qualsiasi forma di letteratura popolare, per cui il fumetto non solo costituirebbe una preziosa testimonianza culturale, ma esprimerebbe anche in forma genuina il sacrosanto bisogno di celebrare la realtà concreta di tutti i giorni nella sua essenziale vitalità.

Una storia di Ally Sloper originariamente pubblicata su Judy nel 1867
e poi ristampata in Some Playful Episodes in the Career of Ally Sloper (1873).

Il primo eroe del fumetto inglese, capofila di una lunga serie di simpatici fannulloni, imbroglioni e ubriaconi, risponde al nome di Ally Sloper, un truffatore calvo e magro, riconoscibile dal cilindro e dal grande naso rosso, la cui occupazione fondamentale consiste nel fuggire i suoi creditori (l’espressione inglese “sloping down the alley”, da cui deriva il suo nome, indica per l’appunto l’atto di svignarsela in strada). Comparso a partire dal 1867 in alcune storie a vignette accompagnate da brevi didascalie sulle pagine della rivista umoristica Judy, il personaggio fu ideato da Charles Henry Ross in collaborazione con sua moglie, Marie Duval (pseudonimo di Isabelle Émilie de Tessier). Nel 1873 le avventure di Ally Sloper vennero raccolte in un volumetto intitolato Some Playful Episodes in the Career of Ally Sloper (ma noto anche col titolo alternativo Ally Sloper: A Moral Lesson). Nel 1884 il personaggio di Ally Sloper fu reinventato da William Giles Baxter (sostituito poi da William Fletcher Thomas) e approdò sulle pagine di un nuovo settimanale satirico, Ally Sloper’s Half-Holiday, che nei decenni successivi raggiunse picchi di popolarità senza precedenti.

Sulla scia del successo di Ally Sloper, gli ultimi decenni del XIX secolo videro la nascita di un numero sempre maggiore di riviste umoristiche consacrate al genere del fumetto. Mentre Funny Folks (1874), come altri periodici dell’epoca, ospitava un numero limitato di strisce a fumetti, la vera esplosione del genere risale in particolare a Comic Cuts, rivista fondata da Alfred Harmsworth nel 1890 che conobbe subito un enorme successo di vendite, e a Illustrated Chips (fondata dallo stesso Harmsworth sempre nel 1890).

Comic Cuts (n. 21, 4 ottobre 1890)

Figure caratteristiche dei fumetti e delle vignette ospitate su queste riviste sono quelle della quotidianità più marginale, composta da poveracci, scansafatiche, ladruncoli, personaggi strampalati e soprattutto vagabondi. Il modello più influente per quest’ultima tipologia, poi replicato in un’incalcolabile quantità di varianti, è fornito da Weary Willie and Tired Tim, coppia di vagabondi – l’uno alto e magro, l’altro basso e grasso – creata nel 1896 da Tom Browne su ispirazione del Don Chischiotte.

Accanto alle numerose imitazioni o variazioni nate in seguito all’enorme successo di questa serie, altri personaggi strambi, eccentrici e memorabili del fumetto inglese degli ultimi anni del XIX secolo nacquero dalla geniale inventiva dell’irlandese Jack Butler Yeats, fratello del celebre poeta, che prima di dedicarsi completamente alla pittura fu autore di svariate strisce a fumetti spesso incentrate su personaggi bizzarri (da inventori folli a strampalati robot, passando addirittura per un cammello egiziano), tra cui si ricorda in particolare una parodia comica di Sherlock Holmes (Chubblock Homes, 1894).

A sinistra: Tom Browne, Weary Willie and Tired Tim (1898).
A destra: Jack Butler Yeats, The Handy-Man (1897).

Altri personaggi caratteristici della prima produzione a fumetti inglese sono i monelli di strada, schiere di bambini pestiferi che in coppie o in piccoli gruppi si divertono a creare scompiglio. L’originario modello di riferimento per questo genere di storielle fu il tedesco Wilhelm Busch, autore del celebre Max und Moritz (1865), le cui vignette, prive della menzione dell’autore, venivano a quel tempo ristampate piuttosto frequentemente sulle riviste a fumetti inglesi. A partire dal modello di Busch, in ogni caso, gli artisti inglesi cominciarono a sviluppare alcune serie a fumetti concepite come variazioni sul motivo della coppia di bambini terribili, come The Terrible Twins (1890), Mischievous Billy and Artful Jimmy (1894) e The Boys (1896). Un secondo modello di ispirazione, ancora più influente perché foriero di elementi innovativi (dall’introduzione dei balloons alla più generale codifica del linguaggio del fumetto), fu la serie The Katzenjammer Kids di Rudolph Dirks, pubblicata sui quotidiani statunitensi a partire dal 1897 e spesso ricopiata o plagiata più o meno esplicitamente sulle riviste inglesi.

Quanto ai fumetti incentrati su gang di ragazzini, tipicamente risolti in un’unica grande tavola caotica e affollata di personaggi, il riferimento obbligato è allo statunitense Yellow Kid (1895) di Richard Felton Outcault, cui si ispirò l’inglese Julius Stafford Baker per la serie The Casey Court Kids (1902). Un’ulteriore situazione narrativa prediletta – e che nel corso dei decenni si rivelerà anzi preponderante ed assolutamente caratteristica nella storia del fumetto inglese – è quella della classe di scolari indisciplinati, tipicamente in lotta contro l’autorità scolastica.

A sinistra: un fumetto non firmato, probabilmente opera di Tom Browne (1896).
A destra: Leonard Shields, The Bunsey Boys (1904) – una sorta di incrocio tra
The Katzenjammer Kids di Rudolph Dirks e Happy Hooligan di Frederick Burr Opper.

Julius Stafford Baker, Billy Baggs and The Casey Court Kids (1905)

Nel 1914, con lo scoppio della prima guerra mondiale, diversi fumetti cominciarono a riflettere il clima bellico con l’introduzione di alcuni elementi stereotipati: il buffo coinvolgimento nelle imprese militari di alcuni personaggi a fumetti e la rappresentazione del nemico tedesco contribuivano in questo modo a dare del conflitto un’immagine piuttosto farsesca, simile a quella di un’avventura scherzosa o di una baruffa tra scolaretti. Nel giro di appena un anno e con l’inasprirsi della guerra, in ogni caso, la tendenza si invertì e gli autori di fumetti preferirono ripiegare su tematiche meno scottanti: gli eroi vagabondi ritornarono alle loro quotidiane disavventure urbane, e soprattutto il fumetto incominciò a rivolgersi ad un pubblico più giovane. 

Mentre le riviste di fumetti in bianco e nero mantennero sostanzialmente il loro orientamento verso un pubblico diversificato, altre riviste a fumetti scelsero di pubblicare storie a colori specificamente dedicate ai bambini (i cosiddetti nursery comics). Pionieristiche in questo senso furono la rivista Puck (che dal 1904 sperimentò una tecnica di stampa a quattro colori) e The Rainbow (1914), che riscosse un enorme successo di pubblico aprendo il campo a molte altre pubblicazioni dedicate alla prima infanzia, tutte quante edite dalla Amalgamated Press di Alfred Harmsworth – Tiger Tim’s Tales (1919), Playtime (1919), Playbox (1925) ecc. Tra i numerosi personaggi a fumetti che animarono questo filone il primato spetta per importanza storica e popolarità ai graziosi animali antropomorfi capeggiati da Tiger Tim e collettivamente noti come The Bruin Boys, un gruppetto di creature di varie specie raffigurate in situazioni tipiche di bambini in età prescolare nella serie creata da Julius Stafford Baker (originariamente nata come striscia giornaliera col titolo Mrs. Hippo’s Kindergarten) e poi proseguita da Herbert Sydney Foxwell.

A sinistra: alcuni vagabondi coinvolti nella guerra in un fumetto di Harry O’Neill (Comic Life, 1914).
A destra: Julius Stafford Baker, The Bruin Boys (The Rainbow, 1915).

In questo fumetto di Harry Rountree (pubblicato su Playtime nel 1921)
compare un topolino bianco di nome Micky Mouse: curiosa anticipazione
onomastica del ben più noto Mickey Mouse creato da Walt Disney nel 1928.

Parallelamente allo sviluppo dei nursery comics, la cui destinazione specificamente rivolta alla prima infanzia imponeva l’utilizzo di un linguaggio e di situazioni narrative temperate, un filone di fumetti alternativo, spesso caratterizzato dalla stampa in bianco e nero, mirò a sfruttare più a fondo le potenzialità comiche del genere, portando alle estreme conseguenze le premesse poste nei decenni precedenti dai lavori di Tom Browne e altri artisti. La comicità di questi fumetti, inquadrabile nell’area della slapstick comedy (o knockabout fun), si fonda sulla messa in scena di situazioni grossolane e turbolente (scherzi di cattivo gusto, botte da orbi, azioni esagerate, esplosioni), supportate da una rappresentazione caricaturale costantemente giocata sull’eccesso. Tra gli artisti che si inserirono in questo filone, alcuni tra i più celebri furono Bertie Brown, Percy Cocking, Don Newhouse e Roy Wilson.

Oltre all’esempio fornito dai fumetti di inizio secolo, una forte influenza per questo tipo di comicità era esercitata dal cinema dell’epoca. Il rapporto tra i due medium non era comunque asimmetrico ma piuttosto reciproco, come dimostra l’esperienza di Charlie Chaplin: avido lettore di fumetti da bambino nella Londra di fine ‘800, interpretò nel 1906 (a diciassette anni) il personaggio di Billy Baggs in uno spettacolo di varietà tratto dalla serie a fumetti The Casey Court Kids di Julius Stafford Baker, e dal 1915, su iniziativa di Bertie Brown, diventò una star del fumetto inglese sulla prima pagina di The Funny Wonder e poi su molte altre riviste. Il processo di trasposizione a fumetti di star cinematografiche coinvolse poi altri attori comici, tra cui Harold LloydBuster KeatonFatty Arbuckle e il duo Laurel and Hardy, e contribuì negli stessi anni alla nascita di riviste specializzate in questo genere di storie.

Bertie Brown, Charlie Chaplin. The Scream of the Earth (The Funny Wonder, 1917)


Links:
http://www.wonderfullyvulgar.de/
http://www.presse.uni-oldenburg.de/mit/2013/080.html