8 luglio 2015

Elefanti, videogiochi e pornografia. I fumetti onirici di Yan Cong


Nel 2010 l’associazione culturale bolognese Canicola presentava al pubblico italiano Il sogno dell’elefante, un libro a fumetti del giovane autore pechinese Yan Cong (classe 1983) che riunisce quattro storie brevi originariamente pubblicate sul blog dell’artista (ora divenuto un sito). Al di là dell’indubbio pregio del progetto editoriale a monte del libro (una prima edizione mondiale realizzata in parallelo alla prima mostra personale europea dell’artista, e che ha ispirato in seguito un’edizione cinese ampliata in grande formato a cura della Star Gallery di Pechino), l’interesse dell’opera risiede soprattutto nel suo linguaggio fortemente sperimentale, segno di una ricerca stilistica che rifiuta in toto, sul piano grafico come su quello narrativo, le convenzioni tipiche dei manga giapponesi. 

L’immaginario di Yan Cong appare a più livelli modellato su un principio di contaminazione e di conseguente condensazione: le sue creature caratteristiche sono bambini misti ad animali antropomorfi (figure che rimandano al folklore orientale come alla tradizione fumettistica statunitense dei funny animals), ma nell’ambito di una strategia rappresentativa che mira ad annullare lo scarto tra specie umana e animale; l’universo delle sue storie è il prodotto di un continuo alternarsi e sovrapporsi di spazi reali e spazi più o meno irreali (onirici, virtuali, fantastici) per cui sarebbe tuttavia arbitrario operare una netta distinzione; lo stile figurativo è in prima battuta ascrivibile al genere del fumetto d’autore o underground occidentale, ma richiama anche nel suo tratto semplice la grazia di certi libri illustrati per bambini ed è al contempo pervaso di influenze orientali (derivanti soprattutto dalle stampe popolari) e disponibile a forme molto differenziate di mimetismo grafico (dal fumetto hentai giapponese all’arcade game per eccellenza, ovvero Pac-Man); il tono è di volta in volta poetico, patetico ed ironico.


La forma narrativa tipica dei fumetti di Yan Cong è quella del racconto breve, frammentario e sospeso strutturato su una trama esile e legato a vicende minime di vita quotidiana. In questa sorta di universo in miniatura evocato dall’autore, si legge sul sito dell’associazione culturale Hamelin, “è forte la pulsione di una ricerca dell’altro, un tentativo continuo di empatia con i propri simili e con la natura”. Alla forza simbolica delle immagini, più che alla progressione narrativa, spetta allora il compito di restituire ciò che pare il messaggio ultimo dell’autore, “uno stato di solitudine perenne che però non assume quasi mai le pieghe della sofferenza ma, piuttosto, una sensazione tiepida, poetica e ironica, sulla misera condizione dell’uomo”.

La prima storia della raccolta, intitolata Zzzz, narra di un ragazzino dal volto di elefante che durante una lezione a scuola si addormenta e sogna di trovarsi di notte su un campo da calcio, dove fa amicizia con un bambino dalla testa a forma di pallone con cui va a giocare in una sala giochi, per poi risvegliarsi nella classe trasformata in un refettorio ancora inebriato dalla sensazione di benessere e libertà sperimentata in sogno.

In questa storia si ritrova il primo e forse più compiuto esempio della particolare tecnica rappresentativa che permette all’autore di intrecciare a proprio piacimento differenti piani della narrazione fino a confonderne i confini, come qui avviene tra realtà scolastica, fantasia onirica e virtualità videoludica. Se lo statuto della realtà pare incerto e vacillante (specie dal momento che l’aula si trasforma di punto in bianco in un refettorio, dove inoltre compare lo stesso bambino dalla testa a forma di pallone), mentre il dominio del sogno viene assolutizzato nell’epilogo della storia, l’importanza della dimensione virtuale è sancita da un originale procedimento di mimesi grafica che proietta idealmente lo stesso lettore nel mondo bidimensionale del videogioco.


Un ulteriore commistione tra reale e virtuale si ha in Giorno dopo giorno, stralunata storia di adolescenza e solitudine che ha per protagonista un ragazzo-maiale piuttosto simile al ragazzo-elefante del primo racconto. Per colmare l’assenza di una relazione sentimentale il ragazzo si masturba davanti allo schermo di un computer immaginando di unirsi ad un’improbabile eroina hentai, e uscito di casa incontra alcuni amici con cui si intrattiene a mangiare spiedini di carne in un kebab e a partecipare ad un gioco da tavolo in una sala giochi, prima di abbandonare il desolante contesto sociale e ritirarsi infine nella confortante intimità domestica, dove è atteso dalla sua fedele compagna virtuale.

Degne di nota in questa storia sono soprattutto alcune trovate figurative stranianti di stampo surrealistico, tra cui il pene del ragazzo-maiale rappresentato come una banana sbucciata, la scelta di “animare” gli spiedini di carne, composti da piccole teste di maiali in miniatura ancora in vita, o ancora le pareti esterne degli edifici che paiono letteralmente sciogliersi e disfarsi, a differenza degli alberi che somigliano piuttosto ad enormi lingue di fuoco.


Ancora più improntata ad un registro surreale è la storia successiva, Abbordabile, racconto letteralmente delirante sul tema della mancanza di soldi composto dall’alternanza di due gruppi di sequenze narrative indipendenti. Nel primo gruppo di sequenze un ragazzo con degli ingranaggi nel cervello si rivolge per strada ad un venditore chiedendogli un duplicato della sua chiave piramidale. Data la particolarità della chiave, il venditore riesce nell’intento soltanto a costo di ingoiarla e di estrarla assieme al duplicato e ai suoi occhi trapassati attraverso le cavità oculari, ma il ragazzo, invece di pagargli la cifra convenuta per il sacrificio (100 milioni), fugge via. Assieme alla sua ragazza-gatto, poi, il ragazzo utilizza gratuitamente una pompa non solo per gonfiare le ruote alla sua bicicletta, ma anche per gonfiare sé stesso e la sua compagna quasi fino al punto di scoppiare. I due si recano poi da un veterinario-coniglio che pratica un’iniezione alla ragazza-gatto. Questa vorrebbe che il ragazzo le comprasse del cibo in scatola, ma il ragazzo rifiuta perché non ha soldi. Il secondo gruppo di sequenze narrative tratta di una tartaruga disperata per la mancanza di soldi e lavoro, ridottasi a fare l’elemosina ad un semaforo, che per sfamare la famiglia, alla fine, decide di invitare a cena un polpo, suo vecchio amico, allo scopo di ucciderlo e cucinarlo.

Notevole in questa storia è l’utilizzo cospicuo di immagini cruente calate in una dimensione assurda, raffigurate con disincantato cinismo e accomunate da un continuo e ossessivo riferimento al motivo del pasto. Esplicito nell’epilogo della storia della tartaruga, il motivo affiora indirettamente anche in più punti delle sequenze riguardanti il ragazzo-ingranaggio e la ragazza-gatto (il venditore ingoia la chiave piramidale per trarne un duplicato; i due ragazzi si riempiono d’aria con la pompa attraverso la bocca, gonfiandosi come a seguito di un’abbuffata; la ragazza-gatto vorrebbe mangiare del cibo in scatola), e d’altra parte è presente pure nei racconti precedenti (si pensi in particolare alla scena degli spiedini in Giorno dopo giorno, e per converso a quella di Zzzz in cui il bambino-pallone vomita tutto ciò che ha mangiato; lo stesso Pac-Man, parodiato nella medesima storia, è dopotutto un gioco basato sull’atto del mangiare).


Il tema dell’assurdo è poi ripreso in modo più sottile e ambiguo nella storia conclusiva della raccolta, Hubei sausage, breve scenetta caratterizzata da dialoghi continuamente giocati sul sottile (e forse inesistente) confine tra realtà e menzogna. Un uomo-maiale è ricoverato in un ospedale, dove un dottore decide di operarlo nonostante l’anestesia non faccia effetto. Per distrarre l’uomo durante l’operazione il dottore lo fa parlare del proprio mestiere, e così l’uomo-maiale racconta di essere un atleta della squadra nazionale di sollevamento pesi. Durante una pausa il dottore conversa con la moglie dell’uomo-maiale: questa gli dice che suo marito in realtà non è un atleta, bensì un “disegnatore emarginato”, ed il dottore le offre una salsiccia. L’uomo-maiale, infine, sostiene di non conoscere la donna che il dottore pensava essere sua moglie.

Peculiare di questa storia, al di là del tema dell’assurdo e della confusione tra realtà e finzione, è il brusco cambio di registro espressivo che si verifica nel corso della vicenda, dall’esordio drammatico-patetico (l’uomo-maiale, in lacrime, dice alla presunta moglie che non vuole morire) alla svolta ironico-sarcastica che prepara l’epilogo, a sua volta risolto su un tono leggero e sospeso. Come nelle storie precedenti, inoltre, il tema del cibo ricorre nell’offerta di una mela che la donna fa all’uomo-maiale e in quella di una salsiccia che il dottore fa alla donna – allusione non troppo celata alla stessa carne del presunto marito, cui il dottore ha asportato diversi organi.


Oltre alle quattro storie a fumetti il libro contiene alcune tavole dell’autore inserite in apertura e chiusura di volume, nelle quali appare evidente l’influenza delle stampe popolari cinesi. La prima serie di tavole offre una panoramica su un vasto paesaggio notturno nel quale si muovono due personaggi: il bambino-elefante della storia iniziale e un bambino-riccio. La seconda serie di tavole presenta un grande ortaggio e un piccolo fungo in un buio scenario spaziale, circondati da pianeti e stelle sorridenti. Curiosa, al contrario, è l’omissione di alcune tavole in due delle quattro narrazioni a fumetti, verificabile mediante un confronto con il sito dell’autore (specificamente la tavola di apertura in Giorno dopo giorno; la tavola di apertura, la terza e l’undicesima in Abbordabile, probabilmente giudicate superflue nell’economia della storia).

Altre storie a fumetti di Yan Cong sono raccolte sul suo sito personale, che contiene anche una selezione di illustrazioni. Alcune di queste storie sono per stile e tematica affini a quelle presenti in Il sogno dell’elefante: Taishan hotel (evocativo resoconto del viaggio di un bambino, che tra le altre cose in una sequenza incontra il bambino-elefante di Zzzz); Xiaosui’s summer (sull’estate di un bambino e del suo amico, un gatto antropomorfo); Stone (dove un’analoga coppia si reca su un monte di pietre e conosce un misterioso uomo dalla faccia per metà corrosa); Inspiration (probabilmente la storia in assoluto più bizzarra, sull’incontro di un fumettista impegnato in attività onanistiche con una donna partorita dalla sua fantasia). Un suo fumetto a colori, Odio, è stato pubblicato nel numero 11 della rivista Canicola, dedicato alla Cina (Canicola, 2012). Lo stesso numero contiene anche due sue illustrazioni, poste in apertura e in chiusura di volume.



Links:
http://www.canicola.net/autori/yan-cong/
http://www.canicola.net/rivista/canicola-11-cina/
http://hamelin.net/blog/il-sogno-dellelefante-mostra-di-yan-cong/
http://www.qishui.org/
http://www.stargallery.cn/artist/26