2 gennaio 2015

La scuola “anarchica” di Clare Victor Dwiggins


Della produzione artistica di Clare Victor Dwiggins (1874-1958), a distanza di quasi un secolo dalla fase più intensa della sua attività, si ricordano le molte illustrazioni di cartoline umoristiche e soprattutto la serie a fumetti Tom Sawyer and Huckleberry Finn (1918), liberamente ispirata ai romanzi di Mark Twain.

C. V. Dwiggins, Tom Sawyer and Huckleberry Finn (Washington Herald, 6/1/1918)

Nell’anno in cui venne pubblicata la prima storia della serie, Dwig (così si firmava l’artista) aveva già alle spalle un decennio di collaborazioni coi principali quotidiani statunitensi, durante il quale le sue strisce e tavole a fumetti si erano distinte per il costante legame con l’ambiente scolastico, rappresentato in modo irriverente ed “anarchico” come un luogo di libertà attraversato da folle di scolari scalmanati e ribelli.

Agli inizi della sua carriera, in una densissima tavola settimanale intitolata School Days (1909), l’artista si divertiva a raffigurare una chiassosa scuola di campagna in preda al caos, al chiacchiericcio e agli elaborati scherzi degli scolari. Da una parte la serie riprendeva il motivo scolastico – pure rielaborato da Dwiggins nel segno di un più marcato gusto per il nonsense – da alcune tavole a fumetti di Richard Felton Outcault, The Country School (1898) e Kelly’s Kindergarten (1898), che del resto contavano altre imitazioni, tra cui The Little Red School-House (1901) di Charles William Kahles; dall’altra, nell’ideazione di marchingegni stravaganti, composti dai più disparati oggetti e predisposti a scherzi puerili, essa anticipava le assurde macchine disegnate da Rube Goldberg a partire dal 1912.

R. F. Outcault, The Country School (1898)
R. F. Outcault, Kelly’s Kindergarten (1898)

C. W. Kahles, The Little Red School-House

School Days esordì nel 1909 sul New York Evening World, ma venne pubblicata anche su altri quotidiani statunitensi, tra cui il San Francisco Call. Negli anni seguenti la serie venne poi riproposta da Dwiggins sotto titoli diversi (Schooldays and Ophelia, Ophelia and her Slate e Oh, You Ophelia!, tra gli altri), conservando però inalterata la rosa di personaggi principali (Ophelia Bumps, una ragazzina che registra i suoi pensieri su una lavagnetta, un bambino grassoccio di nome Fatty Grub e Pip Gint, il bulletto della compagnia – protagonista di un’altra striscia a fumetti di Dwig a lui intitolata). Questa tavola settimanale, di cui qui purtroppo non possiamo ammirare i colori ma solo riproduzioni in bianco e nero, colpisce non solo per l’abilità tecnica dell’artista e per la sua geniale creatività, ma anche perché il modo in cui è concepita presuppone necessariamente una modalità di lettura lenta, curiosa e soprattutto libera da vincoli sequenziali.

C. V. Dwiggins, School Days and Ophelia (San Francisco Call, 5/9/1909)

C. V. Dwiggins, School Days and Ophelia (San Francisco Call, 12/9/1909)

C. V. Dwiggins, School Days and Ophelia (San Francisco Call, 19/9/1909)

C. V. Dwiggins, School Days and Ophelia (San Francisco Call, 26/9/1909)

C. V. Dwiggins, School Days and Ophelia (San Francisco Call, 6/2/1910)

C. V. Dwiggins, Oh, You Ophelia! (Washington Times, 30/11/1910)

In un’altra tavola a fumetti di qualche anno posteriore, The District School Boys, Dwig riprese il motivo degli scolari ribelli scegliendo però come scenario dei loro scherzi non più l’aula di una scuola, ma spazi esterni più ampi come cortili e giardini pubblici.

C. V. Dwiggins, The District School Boys (Washington Herald, 7/6/1914)

In un volume di tavole illustrate a fumetti, School Days (1919), Dwiggins si ispirò ancora una volta alla vita dei ragazzi di campagna, ritratti nel loro tempo libero in molte scenette di vita quotidiana, e mai – a dispetto del titolo – seduti ai banchi di scuola!

C. V. Dwiggins, School Days (1919)


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